CERTIFICATE – Guadagnare con la nuova Francia di Macron

CERTIFICATE opportunità di guadagno:

di Redazione Websim

Con il Premium Certificate a codice Isin XS1322969954 [XS296995.MI] si può puntare sulla nuova Francia di Emmanuel Macron, insediatosi sabato all’Eliseo. Il sottostante è Telecom Italia [TLIT.MI], la società che ha come principale azionista il gruppo francese Vivendi.
In Borsa, Telecom Italia tratta a 0,903 euro,  in prossimità dei massimi dell’ultimo anno. Il target price medio espresso dal consensus degli analisti raccolto da Bloomberg è 1,04 euro, con 20 giudizi positivi, 12 neutrali e solo tre negativi. Il nostro target price di medio lungo periodo è 1,23 euro. Il certificate che qui proponiamo è una via alternativa, più prudente, rispetto al titolo.

I dettagli:

Rendimento potenziale del  13%. La data di scadenza del certificate è il 7 dicembre 2017. Il guadagno potenziale, ai prezzi di oggi, è del 13,3%. Il derivato emesso da Banca Imi ha già pagato due importi plus incondizionati da 50 euro ciascuno l’anno scorso, ma ai prezzi attuali, 931 euro, offre ancora buone opportunità di guadagno. Se il giorno della scadenza, il sottostante sarà sopra o pari alla barriera, posta a 0,7867 euro (66% del valore di riferimento iniziale), si incassano il valore nominale del certificato di 1.000 euro, più l’ultimo premio di 50 euro. Entrando a questi livelli, si guadagna il 13,3%, pari ad un ritorno annualizzato del 23,4%. La barriera dista il 13% dai prezzi attuali.

Barriera solo a scadenza a 0,7867 euro. Se alla scadenza la quotazione di Telecom Italia dovesse essere inferiore a  0,7867 euro, l’investitore riceverà un rimborso del certificato commisurato alla performance dell’attività sottostante (come se l’investitore avesse investito direttamente nell’azione Telecom) . Ipotizzando alla scadenza un prezzo di Telecom Italia di  0,7152 euro, il rimborso sarebbe di  600 euro.

Il ruolo di Macron:

Macron il liberalizzatore. Se il nuovo presidente della Repubblica francese manterrà fede alle promesse di liberalizzazione dell’economia, uno dei settori destinati a cambiare di più è quello della telefonia, con ricadute di rilievo anche in Italia. Una eventuale caduta dei veti politici che ora limitano gli spazi di manovra delle società a controllo pubblico potrebbe aprire le porte ad un’aggregazione tra Orange [ORAN.PA] e Telecom Italia [TLIT.MI].

Di fusione tra i due ex monopolisti della telefonia si parla da tempo. Le voci non si sono placate nonostante negli ultimi mesi il Ceo del gruppo francese, Stephan Richard, abbia più volte negato l’interesse per il mercato italiano. Di aggregazioni transnazionali ha parlato di recente il Corriere della Sera, ma il tema ricorre spesso. Ieri sulla testata online francese Challenges si leggeva che Vivendi potrebbe scambiare il suo 24% di Telecom Italia per una partecipazione di peso in Orange. Ai prezzi di oggi questo pacchetto vale circa l’8% del capitale del gruppo francese delle telecomunicazioni.

Bolloré torna all’azione:

Bolloré pronto a riprendere l’azione. Dopo mesi di stasi, in attesa dell’esito delle elezioni politiche a Parigi, Vincent Bollorè avrebbe deciso che è il momento di riprendere l’azione. Infatti la compravendita tra parti correlate, Havas-Vivendi sarebbe solo uno dei fronti della manovra. Anche se in Italia gli assetti politici sono meno delineati, per il finanziere bretone sarebbe arrivato il momento di riprendere l’iniziativa ed avanzare verso l’obiettivo di lungo periodo. Il target sarebbe il grande gruppo media/tlc  dell’Europa meridionale.
Orange dovrebbe essere il nucleo di questa nuova creatura. Oggi la società è controllata con il 23% dallo Stato francese, ma grazie a diritti di voto doppi, può porre il veto su qualsiasi cambio della proprietà.

Esattamente un anno fa, fu lo stesso Macron, allora ministro dell’Industria del governo Valls, a bloccare una combinazione tra Orange e Bouygues. Ma in questi 12 mesi molto è cambiato. Nel programma elettorale di En Marche, il partito di Macron, si parla in modo esplicito della necessità di vendere tutte le partecipazioni di minoranza detenute dallo Stato.

Macron ha bisogno delle risorse in arrivo dalle dismissioni per finanziare il suo piano di rilancio della crescita, ed in questo quadro di ristrettezze di bilancio, è presumibile che una delle partecipazioni da cedere sia quella di Orange.

Lo scenario italiano:

L’incognita della politica italiana. La privatizzazione, darebbe all’ex monopolista della telefonia la libertà di manovra che ora non ha. A quel punto, la via italiana potrebbe aprirsi, soprattutto se da Roma arriverà un via libera politico, all’operazione. Sembra che Matteo Renzi, quando era premier, abbia detto di no, ma se a proporre l’affare a Paolo Gentiloni fosse Macron, la risposta potrebbe essere diversa.

Non ci sono solo le ragioni legate al cambio di proprietà, che spingono a puntare oggi su Telecom Italia. Gli ultimi dati del trimestre sono stati superiori alle aspettative e complessivamente molto buoni. I ricavi sono stati pari a 3,64 miliardi di euro, in rialzo del 2,8% anno su anno. I ricavi da servizi in ambiente mobile sono saliti del 2,2%. L’Ebitda rettificato è stato pari a 1,64 miliardi di euro, in rialzo del 7,6% anno su anno.  La società ha affermato che i target di utile del 2017 potrebbero essere superati in quanto il piano di taglio costi da 1,8 miliardi di euro da realizzare entro la fine dell’anno prossimo è in grande anticipo sui tempi.

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