Il Certificate dalla memoria lunga: rende fino al 21,6% in tre anni

di Redazione Websim
Con le principali Borse europee sui massimi storici, o di periodo, la possibilità di una correzione nel medio periodo dei mercati azionari europei aumentano: l’investitore  che condivide questa aspettativa può proteggersi da un eventuale ribasso con uno strumento alternativo in grado di generare buoni ritorni anche in caso di moderata discesa.

Stiamo parlando del certificate Crescendo Rendimento Memoria Double Maxi Coupon, emesso da Exane a un valore nominale di 1.000 euro con codice Isin FREXA0005795.

Questo certificate paga quest’anno due maxi coupon da 87,5 euro (8,75% del nominale), se l’indice Euro Stoxx 50 (codice Bloomberg SX5E) il prossimo  5 luglio e il prossimo  5 dicembre non sarà sotto quota 1.735,93 punti, il 51,4% più in basso dei valori attuali . Lo strumento è stato emesso il 21 aprile a 1.000 euro, oggi tratta a 1.060 euro, la scadenza è ad aprile 2020. Il livello iniziale dell’indice EuroStoxx 50 è 3471,86.

Inoltre, grazie all’Effetto Memoria,se le condizioni fossero rispettate solo a dicembre, c’è la possibilità di recuperare quel che si è perso a luglio.
Che l’indice Euro Stoxx 50 possa più che dimezzarsi nel corso del 2017 pare davvero improbabile, soprattutto perché l’esito del primo turno delle elezioni in Francia, con la vittoria del candidato pro sistema, ha allontanato il pericolo di una disgregazione dell’euro. Brexit potrebbe essere presto catalogato come un episodio circoscritto, un evento da inquadrare nel conflittuale rapporto tra Gran Bretagna e resto dell’Europa.

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In più, la Banca Centrale Europea non sembra intenzionata ad abbandonare i mercati anche dopo la fine del Quantitative Easing a fine anno.

Le prospettive della zona euro, pur non essendo entusiasmanti, non sembrano più così preoccupanti: sono stati nelle scorse settimana gli stessi membri del direttorio della Bce ad affermare che il quadro economico è stabile, grossi rischi di peggioramento non se ne vedono più.

Guarda un video sul certificate.

Dal 2018 in poi..

Passato il 2017, il certificate FREXA0005795 cambia i cavalli. Al posto dell’indice EuroStoxx 50 arrivano tre nuovi sottostanti
Intesa Sanpaolo, Ubi Banca ed Azimut. Le cedole condizionate diventano mensili, pari a 5 euro (0,5% del nominale).

Cedole ed effetto memoria

Ogni mese, a partire da gennaio 2018, il certificate paga il coupon se il prezzo dei tre i titoli di riferimento (Intesa, Ubi Banca ed Azimut) è sopra o pari alla barriera, posta al 60% del livello iniziale.
L’effetto memoria può venire in soccorso, permettendo di recuperare eventuali cedole perse. Se ad una data di osservazione ci si trova nella condizione prevista per il pagamento, si incassa anche tutto quanto era stato perso in precedenza.

Rimborso anticipato
Nel corso di questa seconda parte della vita del certificate, a partire da marzo 2018, potrebbe arrivare anche il rimborso anticipato, evento che si presenta quando alla data di osservazione tutti e tre i sottostanti si trovano sopra il livello iniziale. In questo caso si viene rimborsati con 1.000 euro. La prima data utile per il ritiro è il 29 marzo 2018.

Scenario alla scadenza Fra tre anni, alla scadenza (aprile 2020), l’investitore riceve il 100% del nominale (1.000 euro), se tutti e tre i sottostanti sono sopra o pari alla barriera, posta a 1,50 euro per Intesa, a 2,068 euro per Ubi Banca, a 10,093 euro per Azimut.
Vediamo dove si trovano oggi i tre sottostanti.
– Intesa: valore iniziale 2,50 euro, distanza dalla barriera 44,8%.
– Ubi Banca: valore iniziale 3,44 euro, distanza dalla barriera 47,7 euro.
– Azimut: valore iniziale 16,82 euro, distanza dalla barriera 43,7%.

La data di osservazione alla scadenza è il 30 marzo del 2020, il rimborso è il 15 aprile. In tre anni, si possono incassare fino a 310 euro di cedole. Ai prezzi di oggi, (1.060 euro), si ottiene un ritorno cumulato del 23,58% Se alla scadenza queste condizioni non sono rispettate, il capitale non è più protetto e l’investitore riceverà una somma calcolata sul sottostante con la performance peggiore. Per esempio, se Intesa dovesse trovarsi a 1,40 euro, si incasserebbero 560 euro.

Le tre società associate all’investimento sembrano in questo momento sufficientemente solide, tali da scongiurare il pericolo di una discesa superiore al 40%.

Intesa Sanpaolo [ISP.MI] è la banca italiana di grandi dimensioni che ci piace di più. Intanto perché è solida: con un indicatore  Common Equity Tier 1 del 12,9% alla fine del 2016 c’è da stare abbastanza tranquilli. Nell’ultima parte del 2016 l’esposizione netta ai crediti in sofferenza è scesa del 10% anno su anno, soprattutto perché tra settembre e dicembre l’afflusso delle sofferenze è stato il più basso degli ultimi 9 anni. Il piano industriale post rinuncia a Generali dovrebbe essere basato sulla crescita prudente, una traiettoria che permetterà alla banca di pagare dividendi generosi.

Ubi Banca deve affrontare nella seconda parte dell’anno un delicato aumento di capitale da 400 milioni di euro, un’iniezione di risorse fresche che permetterà di finanziare l’acquisizione di Nuova Banca Marche, Nuova Banca Etruria e Nuova Cassa di risparmio di Chieti. Con questa operazione UBI si prende in carico 14,2 miliardi di impieghi lordi, 18,5 miliardi di euro di raccolta diretta e 7,5 miliardi di euro di raccolta indiretta. I clienti sono 900.000, le filiali 547 ed i dipendenti sono 5010.
Ubi Banca prevede che l’operazione generi benefici di natura fiscale per circa mezzo miliardo, in più ci sono gli effetti positivi delle tasse differite: le tre banche, nel 2020 dovrebbero avere un CET1 del 13,5%.
Lunedì UBS ha avviato la copertura sul titolo con il giudizio Buy (comprare), target price a 4,65 euro. Gli analisti della banca svizzera si aspettano un ritorno sul tangible equity di circa il 6% nel 2019, dall’1% del 2016.

Azimut [AZMT.MI] beneficia da anni di condizioni di mercato molto favorevoli. La crisi delle banche tradizionali spinge i risparmiatori verso le società indipendenti. I dati sulla raccolta sono da tempo strabilianti, 6,5 miliardi l’anno scorso, 6,7 miliardi del 2015, in crescita del 20% sul 2014. Il 2017 è partito bene, con 2,2 miliardi di euro già raccolti: l’anno si dovrebbe chiudere a 4,3 miliardi di euro. La società prevede per il primo trimestre utili tra i 57 e i 67 milioni di euro, a fronte di ricavi per 198-215 milioni di euro. Le indicazioni sono incoraggianti in quanto confermano un trend operativo ancora molto buono. Nel 2017 le commissioni dovrebbero salire a 720 milioni di euro, dai 660 milioni di euro del 2016. Nel 2018 e nel 2019 ci sarà una ulteriore crescita.

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