CERTIFICATE – Wedding Cake su Fca: rendimento fino al 10,8% e massima protezione

di Redazione Websim

 

II certificate Wedding Cake emessi da Exane pagano cedole variabili in funzione dell’andamento del sottostante: c’è il solito livello di protezione dei Cash Collect, con in più la possibilità di ricevere ogni mese importi più ricchi. L’obiettivo di questa tipologia di prodotti è premiare l’investitore con un flusso di cedole più abbondante in caso di ribassi contenuti del sottostante, mantenendo un’ottima protezione del capitale a scadenza.

Presentiamo qui il Crescendo Wedding Cake Coupon con sottostante Fiat Chrysler (Fca). Il prodotto è identificato dal codice Isin FREXA0004814 [FREXA0004814.TX].

Emesso il 24 febbraio scorso a 1.000 euro, sul mercato oggi vale circa 1.001 euro, mentre Fiat  Chrysler è scambiato in Borsa a 10,40 euro. Il Livello iniziale preso a riferimento da questo certificate (strike price) è 10,415 euro.

FCAlogo.pngIl Wedding Cake Certificate staccherà cedole mensili scalettate a seconda della quotazione del sottostante. Si va da un massimo di 9 euro (pari allo 0,9% del valore d’acquisto del certificate) a un minimo di 3 euro (0,3%) che viene pagato se FCA non finisce sotto la barriera, fissata a  6,770 euro.
La barriera è di tipo europeo (la più conveniente per l’investitore), il che vuole dire che entra in gioco solo alla scadenza del prodotto, fra tre anni: quindi, il capitale investito è pienamente protetto in caso ribasso in Borsa di Fiat Chrysler, fino a una caduta del titolo del 35,4% rispetto ai prezzi attuali.

Il rendimento può arrivare fino al 10,80% l’anno.

La scadenza è fra tre anni (20 febbraio 2020).

Analizziamo tutte le caratteristiche.

Clicca qui e guarda un video esplicativo.

CEDOLE
Ogni mese alla data di valutazione si guarderà la quotazione di Borsa di Fiat Chrysler. Se l’azione della società automotive si troverà sopra 9,374 euro (un prezzo più basso del 10,8% rispetto al livello attuale), il certificate staccherà una cedola dello 0,9%, ovvero 9 euro.
Se l’azione FCA si troverà tra 9,374 euro e 8,332 euro, ovvero, se non avrà perso più del 20,7% dalle attuali quotazioni, la cedola sarà di 5 euro (0,5%).
Anche in caso di cali nettamente più pesanti  il prodotto staccherà una cedola. Il certificate infatti staccherà 3 euro (0,3%) se FCA si dovesse finire tra 8,332 euro e 6,770 euro.

La verifica del livello del sottostante avverrà ogni mese. Se Fiat Chrysler dovesse perdere oltre il 35,4%, cioè scendere sotto 6,770 euro, il certificate non distribuirà la cedola. In caso di recupero, si avrà diritto a quella del mese successivo. Non c’è l’effetto memoria.

La prima cedola verrà distribuita il prossimo 20 marzo.

RIMBORSO ANTICIPATO
Ogni mese a partire dal sesto mese e fino alla scadenza (35esimo mese) se le quotazioni di FCA saranno superiori o uguali al 100% del Livello Iniziale, si attiva il meccanismo di rimborso anticipato. Il prodotto è rimborsato e l’investitore riceve 1.000 euro per ogni certificato. Se la condizione per il rimborso anticipato non è soddisfatta, il prodotto continua ad essere quotato così per la valutazione al mese successivo.

SCENARI ALLA SCADENZA
Gli scenari alla scadenza (ultima data di valutazione 20 febbraio 2020) sono due:
1) Se all’ultima rilevazione la quotazione di FCA sarà superiore alla barriera, ovvero a 6,770 euro, il certificate verrà rimborsato a 1.000 euro. Lo stacco delle cedole dipenderà da come si è mosso il sottostante nei tre anni precedenti.
2) Se all’ultima rilevazione FCA segnerà una quotazione inferiore alla barriera (sotto 6,770 euro), il certificate verrà rimborsato a un prezzo calcolato sottraendo da 1.000 euro una percentuale pari alla distanza fra il Livello iniziale e il prezzo del titolo alla data di valutazione.
Facciamo un esempio: se FCA dovesse trovarsi appena sotto la barriera, per esempio a 6,70 euro, il certificate verrà ritirato a 6.433 euro.

STRATEGIA
La forza di questo certificate è quella di riuscire a distribuire cedole molto elevate in caso di limitati ribassi del sottostante, e quindi di non lasciare il sottoscrittore a bocca asciutta anche in caso di forti ribassi del sottostante.

La barriera a 6,770 euro offre una forte protezione e in più è europea, questo mette l’investitore al riparo dalla volatilità, perché durante l’arco di vita del prodotto, FCA può scendere sotto la barriera senza intaccare la struttura del certificate, l’importante è che alla data di valutazione finale il titolo si trovi sopra la barriera.

La nostra raccomandazione su Fiat Chrysler è Neutrale, con un prezzo obiettivo di 11 euro. Siamo leggermente sopra il target price medio dei 29 analisti che seguono la società: 10,82 euro. Agli estremi delle valutazioni, troviamo da una parte Goldman Sachs, con target price a 20 euro, dall’altra parte Société Générale, con target price a 6,5 euro.

Da inizio anno il titolo guadagna il 21%, contro il +1,2% dell’indice FtseMib ed il +4,6% dell’indice Eurostoxx automotive.

I dati di bilancio diffusi a fine gennaio sono stati positivi. Per quanto riguarda la generazione di cassa, la società si aspetta di ridurre il debito sotto ai 2,5 miliardi di euro, con un utile operativo sopra i 7 miliardi. Siamo più cauti di altri perché riteniamo che l’anno prossimo, con un mercato dell’auto che già ora mostra segnali di stanchezza, sarà difficile raggiungere gli obiettivi di crescita.

Non ci aspettiamo che il titolo possa scendere molto, rispetto ai livelli attuali di prezzo, anche perché a tenerlo a galla ci sono le ipotesi di aggregazione attualmente non incorporate nella nostra valutazione.

Due giorni fa nel suo intervento al Salone dell’auto di Ginevra, Sergio Marchionne ha auspicato altre aggregazioni, dopo quella tra Opel e Peugeot. L’amministratore delegato di FCA ha tirato fuori dal cassetto la vecchia ipotesi di un matrimonio con General Motors,  più una nuova idea, una combinazione con Volkswagen.  La fusione tra FCA e Volkswagen dal punto di vista industriale non ha molto senso, non pensiamo che ci sia qualcosa che bolle in pentola e non ci stupisce la secca smentita arrivate dalla Germania.

Discorso diverso per General Motors, che dopo aver venduto le attività europee, è completamente assente in un mercato che vale 20 milioni di autoveicoli, un’area dove i problemi di sovraccapacità produttiva sono diventati meno pesanti.

Ammesso che Mary Barra, il ceo di GM, ci ripensi e accetti di riparlare di fusione con Marchionne, ci sarebbe comunque da risolvere prima la grana con l’Agenzia Usa per la protezione dell’ambiente (EPA). Con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, il pericolo di multe salate si è ridimensionato, ma non pensiamo che la società la possa passarla liscia, ci aspettiamo che arrivi una multa da circa mezzo miliardo di euro. Solo dopo aver chiuso la pratica con  delle emissioni truccate con l’Epa ci potrebbero essere le condizioni per un serio negoziato su questo tema.

 
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