CERTIFICATE – Capitale super-protetto con il Crescendo Rendimento su Intesa

di Redazione Websim

Per chi vuole investire in una banca italiana cercando il giusto connubio fra reddito e sicurezza, non c’è dubbio che Intesa Sanpaolo sia la prima scelta. L’istituto milanese si è classificato nel luglio dell’anno scorso ai primi posti in Europa per solidità patrimoniale, superando brillantemente lo stress test dell’Eba, l’autorità bancaria europea. Nella cosiddetta ipotesi di “scenario avverso”, ovvero di una drammatica crisi economica che faccia “saltare” tante aziende clienti delle banche, il Cet1 ratio di Intesa scenderebbe al 10,2%, contro una media europea del 9,2% ed italiana del 7,62%.

intesasanpaolo.pngI dati dello scorso luglio sono rassicuranti, ma possono non bastare a investitori desiderosi soprattutto di proteggere il loro investimento. Che in questa fase la sicurezza sia la qualità maggiormente ricercata lo testimoniano i tassi di interesse dei Bund tedeschi, il  “rifugio sicuro”  per eccellenza dei capitali.  A nove settimane dalle elezioni presidenziali in Francia, il rendimento del Bund a due anni è sceso addirittura a -0.80%: tanto gli investitori sono disposti a sacrificare del loro capitale, pur di dormire tranquilli.

Ispirandosi a questa forte domanda di protezione, Exane Derivatives ha lanciato due giorni fa sul mercato italiano un nuovo certificate che pur avendo caratteristiche molto difensive, offre anche un rendimento triplo rispetto a quello del Btp: è il Crescendo Rendimento Memory con sottostante l’azione Intesa Sanpaolo [ISP.MI],  identificato dal codice Isin FREXA0004590  [FREXA0004590.TX].

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Emesso a 1.000 euro, questo certificate paga ogni mese una cedola di 5,3 euro (0,53% del valore del certificate). Il rendimento annuo è quindi del 6,36%.

La cedola viene pagata a condizione che il giorno fissato per la rilevazione mensile la quotazione di Borsa di Intesa sia superiore o uguale alla barriera, fissata a 0,865 euro. Per scendere a toccare la barriera, l’azione Intesa dovrebbe perdere il 60%.

Il certificate ha durata triennale, con rimborso finale fissato per il 2 marzo 2020.

Oltre a una barriera distante il 60%, l’altra caratteristica di questo prodotto è l’Effetto Memoria. Vuol dire che se in uno dei giorni fissati per la rilevazione (il 16 di ogni mese, rinviabile al 17 o al 18 a seconda delle festività) Intesa dovesse essere sotto la barriera, la cedola non viene pagata, ma non è persa. Infatti quando ad una delle date di osservazione successive si verificherà la condizione per ricevere la cedola, l’investitore, oltre alla cedola del mese in questione, riceverà tutte le cedole precedenti non distribuite.

Di conseguenza la data più importante diventa il 17 febbraio 2020, ultimo giorno di rilevazione mensile. Se quel giorno la quotazione di Intesa sarà sopra la barriera, l’investitore chiuderà l’investimento avendo incassato tutte le 36 cedole per un totale di 190,80 euro e otterrà il rimborso del certificate a 1.000 euro.

Il rendimento annuo del certificate sarà del 6,36%. Qualcuno potrebbe obiettare che Intesa distribuirà al prossimo mese di maggio un dividendo di 0,178 euro, pari a un rendimento dell’8,3%. Ma chi compra l’azione non ha la protezione del capitale che offre il certificate: per avere un rimborso finale inferiore a 1.000 euro, l’azione Intesa deve perdere in Borsa più del 60%.

Con un prezzo finale di Intesa sotto la barriera, il rimborso sarà di 1.000 euro meno una percentuale pari alla distanza percentuale fra la quotazione di Borsa di quel giorno e il Fixing iniziale (strike), fissato a 2,161 euro. Ipotizzando che il 17 febbraio 2020 il prezzo sia 0,864 euro, cioè di un soffio sotto la barriera, il rimborso sarà di 400 euro circa. Ma se il prezzo dovesse essere anche solo di 0,866, il rimborso sarà pieno, mentre chi ha investito nell’azione dovrà contabilizzare pesanti minusvalenze.

Infine va detto che questo certificate è rimborsabile anticipatamente dall’emittente a partire dal sesto mese (rilevazione del 16 agosto 2017) se la quotazione di Intesa supera il Fixing iniziale (2,161 euro). A quel punto l’investitore avrà incassato sei cedole e avrà superato senza patemi un periodo molto difficile, con tutte le incertezze che incombono sui mercati per le elezioni francesi.

Quanto ai conti di Intesa Sanpaolo, li definiamo decisamente buoni. La banca ha chiuso il 2016 con un utile netto di 3,111 miliardi, in crescita dai 2,74 miliardi del 2015.

Nel solo quarto trimestre l’utile netto è stato di 776 milioni. I proventi operativi netti sono cresciuti del 4,5% su anno e dello 0,8% sul trimestre precedente: le commissioni sono balzate del 15,6% su trimestre e del 7,5% su anno, gli interessi netti calano del 6% rispetto al trimestre precedente e del 9,2% su anno. Stabile sul trimestre il risultato del trading.

Il Cet1 a fine 2016 si è attestato al 12,9% a regime e al 12,7% transitional contro il 13% e il 12,8% di fine settembre.

La nostra raccomandazione è NEUTRALE e il target price di 2,50 euro.

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