CERTIFICATE – Cedole sicure con rendimento del 17,8% e doppia protezione

di Redazione Websim
Il certificate Bonus Cap a cedola garantita emesso da Exane con codice Isin FREXA0004319 rende il 17,88%in un anno con un livello di protezione del 30%.

Chi lo acquista ha la certezza di incassare ogni mese, a partire da marzo 2017, una cedola di 14,9 euro, pari all’1,49% del valore nominale di 1.000 euro.

Il rischio dell’investimento non è nelle cedole, ma nell’entità del rimborso finale che è legato all’andamento di tre sottostanti, le azioni Fiat Chrysler, Intesa Sanpaolo e Telecom Italia.

Fiat Chrysler ha uno livello iniziale (strike) pari a 9,227 euro ed una barriera posta a 6,459 euro. Per toccare la barriera il titolo dovrebbe scendere del 35% rispetto al prezzo di oggi.

Intesa Sanpaolo ha un livello iniziale (strike) pari a 2,419 euro ed una barriera posta a 1,693 euro (-22%. dal prezzo di oggi).

Telecom Italia ha un livello iniziale (strike) pari a 0,84 euro ed una barriera posta a 0,588 euro (-26% dal prezzo di oggi).

Emesso l’11 gennaio scorso, con scadenza il 7 febbraio 2018, il Bonus Cap di Exane paga 12 cedole garantite,  di cui la prima il 3 marzo prossimo e l’ultima il 7 febbraio 2018.
Il rendimento complessivo è del 17,88%, cui si aggiunge l’eventuale differenza fra il prezzo di acquisto di oggi e un ipotetico rimborso “pieno” a 1.000 euro.   Oggi il prezzo di mercato del certificate è 985 euro, per cui l’investitore potrebbe aggiungere un 1,5% in più di rendimento.

Il Bonus Cap di Exane offre una doppia protezione all’investitore, perché per subire una decurtazione del capitale alla scadenza non basterà che uno dei tre sottostanti nell’arco di vita del prodotto sia sceso, anche solo un giorno,  sotto la barriera (barriera continua di tipo americano).

Perché scatti la penalizzazione dovrà anche succedere, oltre all’evento barriera, che il valore finale di uno dei tre sottostanti sia inferiore al livello iniziale.

Cosa succede all’ultima data di valutazione, il 24 gennaio del 2018?

IPOTESI 1. Nell’arco di vita del prodotto nessuno dei tre sottostanti ha  mai toccato la barriera (barriera continua di tipo americano), il certificate viene rimborsato a 1.000 euro.

IPOTESI 2.  Il valore finale di ognuno dei tre sottostanti è maggiore o uguale al livello iniziale. Il certificate viene rimborsato a 1.000 euro. Non importa se nel corso della vita del prodotto uno e più di uno dei sottostanti è andato sotto la barriera.

IPOTESI 3. Durante i 12 mesi è successo che uno dei tre sottostanti è finito almeno un giorno sotto la barriera. Inoltre  il valore finale del sottostante con la performance meno buona è inferiore al livello iniziale (strike).  A questo punto  il rimborso sarà di 1.000 euro  meno una percentuale pari alla distanza percentuale fra il livello iniziale e il prezzo finale del sottostante con la performance peggiore.

Ipotizziamo che il titolo sceso di più sia Telecom Italia, poniamo che si trovi a 0,65 euro. Il certificate viene rimborsato a 774 euro, ovvero, si perdono 211 euro. Il bilancio finale deve però tenere conto dei 178,80 euro incassati nel corso dell’anno, di conseguenza, la perdita reale è di 32 euro su 985 euro investiti.

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A noi sembra che questo certificate offra una protezione adeguata, a fronte di rendimento significativo. Nessuno dei tre sottostanti, secondo noi, scenderà così tanto da qui alla scadenza.

Intesa Sanpaolo. Abbiamo di recente abbassato il nostro giudizio sulla banca perché l’eventuale aggregazione con Generali non ci convince del tutto. Ma il nostro target price, a 2,5 euro, resta comunque molto sopra il livello di barriera. Abbiamo scelto di essere prudenti, a fronte di un progetto di così grande portata, ma non  dobbiamo ignorare che tra i grandi istituti di credito italiani, Intesa è il più solido.

Il 2016 si dovrebbe chiudere con 3,1 miliardi di utile netto ed un coefficiente patrimoniale Common Equity Tier 1 del 12,7%: la banca non dovrebbe avere alcun problema a pagare ai suoi soci 3 miliardi di euro di cedole. Ci tranquillizza che Carlo Messina, il Ceo, abbia lasciato intendere che per Generali la banca non ha intenzione di svenarsi.

In più, non abbiamo inserito nella nostra valutazione i proventi della vendita del 50% di Allfunds, data dai quotidiani alle battute finali: ci aspettiamo una maxi plusvalenza di 850 milioni di euro.

Telecom Italia.
Ci aspettiamo molto di buono dai dati di bilancio in arrivo tra qualche giorno, anche le previsioni sul 2017 dovrebbero essere incoraggianti. Abbiamo un giudizio positivo, con target price a 1,20 euro, più del doppio del livello di barriera. La società sta migliorandosi trimestre dopo trimestre, riesce a battere gli obiettivi di sviluppo delle attività e tiene a freno la concorrenza, sempre agguerrita ma meno attrezzata. In Italia sta crescendo a livelli sostenuti la domanda di connettività, sia sul fisso che sul mobile: l’ex monopolista mantiene una posizione di dominio che gli permette di avere benefici più ampi di quelli degli altri operatori. Non prendiamo in considerazione nel nostro target le ipotesi più speculative, tra cui, l’eventuale integrazione con Orange, operazione di cui si parla da anni, secondo noi più probabile dopo le presidenziali in Francia.

Fiat Chrysler.
L’avvio delle indagini sui motori diesel negli Stati Uniti ci aveva spinto ad un atteggiamento prudente, ma le recenti dichiarazioni di Sergio Marchionne sull’argomento ci hanno portato a essere più ottimisti.

Nel corso della presentazione dei dati del trimestre, l’amministratore delegato ha segnalato che la trattativa con l’agenzia di protezione dell’ambiente sta andando bene, una soluzione di  compromesso potrebbe essere presto trovata. Sembra che i nuovi vertici dell’Epa, condizionati anche dall’atteggiamento del nuovo inquilino della Casa Bianca su questo tema, si limiterà a prescrivere alla società di richiamare i veicoli con il dispositivo per gestire i gas di scarico. Noi pensiamo che Fiat Chrysler non la passerà liscia, ma la multa non dovrebbe essere salata: sulla base delle precedenti sanzioni comminate ai costruttori auto, ce l’aspettiamo intorno al mezzo miliardo, circa un quarto di quel che avevamo messo in conto.
Il nostro target price è 11 euro.

www.websim.it

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