LA DORIA – ANALISI FONDAMENTALE

LA DORIA – ANALISI FONDAMENTALE

La Doria è un gruppo che riveste una posizione di leadership nel settore della produzione dei derivati del pomodoro, sughi pronti, succhi, bevande di frutta e legumi conservati.

La società si qualifica come primo produttore italiano di polpa di pomodoro, pelati, legumi conservati e succhi a marchio private label (produzione di conserve a marchio delle catene distributive), e il secondo di succhi e bevande di frutta.

Asset e azionariato

La Doria possiede impianti ubicati in diverse regioni d’Italia (Emilia Romagna, Basilicata, Campania). Tuttavia, la Campania rimane la regione strategica, dove si concentra la maggior parte delle attività.

Le quote del capitale sono così distribuite (aggiornamento 15 marzo 2018).

Ferraioli Antonio (amministratore delegato) possiede il 10,16%, Ferraioli Andrea (direttore generale) il 9,54%.

Ferraioli Teresa Maria Rosaria, Ferraioli Raffaella, Ferraioli Rosa, Ferraioli Iolanda, Ferraioli Giovanna posseggono a testa l’8,66%.

Ultimi dati di bilancio e dividendo

La Doria ha chiuso il 2018 con risultati in crescita a livello di fatturato.

In particolare, i ricavi consolidati si sono attestati a 687,9 milioni di euro, in crescita del 3,4% su base annua a parità di cambio (669,1 milioni nel 2017). La crescita del fatturato è stata determinata da un aumento delle vendite.

L’80,3% delle vendite sono state realizzate all’estero (in crescita del 4,2%), mentre al mercato domestico ha assorbito il 19,7% delle stesse.

Il mercato interno si presenta in flessione (-2,5%) a causa del decremento dei prezzi, che ha coinvolto soprattutto il canale discount, e del calo dei consumi di conserve di pomodoro e succhi di frutta.

L’Ebitda è stato pari a 52,8 milioni di euro (60,1 milioni alla fine dell’anno precedente). L’Ebitda margin si è attestato al 7,7% (9% nel 2017).

L’Ebit è stato pari a 34,7 milioni di euro (41,6 milioni nel 2017).

L’Ebit margin ha raggiunto il 5,1% (6,2% nel 2017). Il calo della marginalità è da attribuirsi, da una parte, alla discesa dei prezzi di vendita, e dall’altra all’aumento dei costi di produzione, che si è verificato alla fine del terzo trimestre.

L’utile netto si è attestato a 27,3 milioni di euro (30,4 milioni nel 2017).

L’Indebitamento netto si presenta in aumento a 112,3 milioni di euro dai 98,1 milioni del 2017.

Il risultato è la conseguenza degli ingenti investimenti realizzati, pari a oltre 45 milioni di euro.

E’ stato proposto un dividendo pari a 0,18 euro per azione, che esprime uno yield di circa il 2,2%. Il montante dividendi complessivo è pari a 5.580.000 euro.

Guidance 2018-2021

Le nuove previsioni considerano alcuni fattori, come il peggioramento della congiuntura macroeconomica, causata dall’aumento del costo delle materie prime per via dei dazi e dalla pressione delle grandi catene distributive sui prezzi.

In particolare, per quanto riguarda il 2019, i ricavi sono visti a 691 milioni di euro, l’utile operativo lordo a 53 milioni, l’Ebitda margin al 7,7%

L’Utile operativo netto è stimato a 38 milioni con un Ebit margin al 5,4%, l’utile netto a 26 milioni di euro.

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Giudizio degli analisti L’ultimo giudizio in ordine di tempo è stato attribuito da Banca Imi, che ha ribadito il giudizio Add, con target price a 10 euro. L’upside, (potenziale rialzo) del titolo rispetto all’ultima quotazione è pari al 29% circa. Banca Imi ha rivisto le stime, per tener conto di alcuni fattori, fra cui la minor produzione di pomodori, causata dalle cattive condizioni climatiche registrate nell’agosto 2018, i cui effetti si riverbereranno anche sulla marginalità del 2019.

 
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