INTESA SANPAOLO – Roma e Bruxelles fanno pace: è l’ora delle banche italiane

messaggio promozionale

Alle 12 del 19 dicembre 2018 la Commissione Europea annuncia che non avvierà la procedura di infrazione sull’Italia, alle 20 la Fed conferma che andrà avanti ad alzare i tassi, anche se, nel 2019 ce ne dovrebbero essere solo un paio, uno in meno di quel che veniva ritenuto opportuno tre mesi fa.

Due degli eventi più attesi di quest’autunno, sono avvenuti nel giro di poche ore, una quasi simultaneità che ha lasciato poco spazio per l’approfondimento. Sia l’uno che l’altro, hanno avuto un impatto immediato sui mercati, entrambi, li influenzeranno in modo rilevante anche nelle prossime settimane.

La Commissione europea ha dato un via libera prudente e condizionato alla legge di bilancio italiana, scongiurando così l’apertura di una procedura per debito eccessivo. Dopo un lungo negoziato, il governo ha indicato 10,2 miliardi di euro di risorse addizionali, con nuovi tagli, altre tasse, meno investimenti e il ritiro delle promesse assunzioni per la pubblica amministrazione. Sono anche rimaste in piedi, per il 2020 e il 2021, le clausole di salvaguardia relative all’aumento dell’Iva, per un valore complessivo di 52 miliardi.italia europa Restano, ma tagliate di quasi cinque miliardi, le due misure bandiera di Lega e Cinque Stelle, cioè l’intervento sulla Fornero (pensioni) e il reddito di cittadinanza. Per la quota 100, valida solo per un triennio, la sforbiciata è di 2,7 miliardi, partirà per i privati ad aprile e per i dipendenti pubblici ad ottobre. Il reddito di cittadinanza perde a sua volta 1,9 miliardi e partirà il 1° aprile. A beneficiare di 780 euro al mese sarà un single in affitto con Isee zero. Se lo stesso single è proprietario di casa, l’importo sarà tagliato di 280 euro.
Nella lettera inviata all’Ue non sono specificate le date di avvio del sussidio e della controriforma della Fornero. Si dice da aprile, ma non è scritto da nessuna parte, rendendole di fatto ancora prorogabili.

La Federal Reserve ha ridimensionato le aspettative di rialzo tassi, una decisione che la discesa dei rendimenti delle obbligazioni avevano in larga parte anticipato e scontato. Le comunicazioni più rilevanti arrivate il 19 dicembre riguardano la gestione della liquidità, ovvero, il processo di riduzione del bilancio, sceso a 4.100 miliardi di dollari, dal picco di 4.500 miliardi di dollari di inizio anno: è l’effetto del mancato reinvestimento delle obbligazioni in scadenza. Il governatore Jerome Powell, mostrando così di non tenere in considerazione le richieste della Casa Bianca, ha affermato che il bilancio continuerà a scendere, proprio l’opposto di quel che si aspettavano i mercati. Procedendo in questo modo, la banca centrale fa mancare ogni anno 500 miliardi di dollari di liquidità al sistema, un drenaggio che potrebbe provocare un rapido peggioramento delle condizioni economiche. Notizia pessima per le società finanziariamente più gracili, quelle che in questi anni hanno varato colossali piani di riacquisto di azioni proprie, il modo più semplice, quando la liquidità è abbondante, per ottenere senza grande sforzo, un apprezzamento del titolo. Queste ultime, messe in crisi dal prosciugamento del bacino della liquidità, sono state costrette nelle ultime settimane, a tirare le linee di credito delle banche, un ricorso che ha messo in allarme tutto il mondo della finanza.

Questo quadro, non benigno per le azioni, potrebbe mutare solo verso la fine dell’inverno, con l’arrivo nel board della banca di quattro nuovi membri votanti: già si sa che tutti e quattro sono colombe, ovvero, sono a favore di uno stop al rialzo dei tassi, uno di loro, James Bullard, il presidente della Fed di Saint Louis, è una super colomba.

Almeno nel breve-medio periodo, per effetto degli eventi delle ultime ore, la Borsa italiana dovrebbe essere da preferire a quella statunitense. L’accordo tra Roma e Bruxelles toglie argomenti a chi in questi mesi ha scommesso su un’Italia in ginocchio: di fatto, ci ritroviamo oggi, post via libera alla manovra dettata dalla Commissione, con un’Italia afflitta dai soliti problemi di bassa crescita, ma non un Paese fuori controllo. Probabile che nel 2019 il Pil non salga dell’1%, come si aspetta il governo, forse salirà dello 0,7%,  come atteso da Standard&Poor’s, o forse sarà un misero +0,5%, come si aspetta Prometeia. Ma in nessun modo ci troviamo oggi con un’Italia allo sbando, quello che i mercati vedevano sei mesi fa, quando spingevano il BTP a due anni al 2,5%: un livello che scontava l’abisso.
Oggi il biennale è a 0,50%, molto lontano dai picchi di maggio, ma anche molto distante dai livelli di inizio anno, (-0,3%) quelli che scontavano la solita Italia incapace di accelerare, ovvero, l’Italia di oggi. Il governo è cambiato, ma le condizioni non sono così tanto diverse.
Probabile quindi, nel corso del 2019, quel forte recupero delle obbligazioni italiane previsto da Nomura nel report della settimana scorsa. La banca d’affari giapponese parla di un vero e proprio Rinascimento dell’Italia, uno scenario che in pochi altri prendono in considerazione. Lo strategist autore della nota, afferma che anche alla fine del 2016, con Donald Trump in arrivo alla Casa Bianca, in pochi mettevano in conto l’accelerazione economica vista nel 2017 e nel 2018 negli Stati Uniti, attenzione quindi, a sottovalutare le potenzialità di ripresa della terza economia europea.

Il recupero dei governativi italiani, già in atto, dovrebbe aiutare le banche quotate a Piazza Affari, le società più sensibili al mutamento del quadro macroeconomico.

Il risparmiatore prudente che vuole operare indirettamente su Intesa Sanpaolo [ISP.MI], può prendere in considerazione il certificato Fixed Cash Collect, emesso da Credit Suisse International, con codice Isin XS1520281137.

Il prodotto è stato emesso lo scorso 8 novembre, ad un valore nominale di 100 euro a certificato, ed è negoziato sul segmento SeDex di Borsa Italiana. Il Fixed Cash Collect paga una cedola del 2,55% ogni trimestre, per un totale del 10,2% all’anno, indipendentemente dell’andamento del sottostante.
La barriera viene presa in considerazione solo all’ultima data di rilevazione (6 novembre 2020) e protegge da cali sino a 25% del sottostante rispetto al prezzo di rilevazione iniziale, cioè il prezzo di chiusura del titolo Intesa Sanpaolo il 6 Novembre scorso, allora pari a 2,0015 euro. Il livello di Barriera è pari a 1,5011 euro.  Oggi il certificate si acquista a 97,6 dollari.
 
Date cedole: fonte Credit Suisse

Il prodotto può essere oggetto di ritiro anticipato se durante una delle date di rilevazione, elencate nella tabella sotto, il prezzo di chiusura di Intesa Sanpaolo è pari o superiore al prezzo di riferimento pari a 2,0015 euro.

Date monitoraggio eventuale rimborso anticipato: fonte Credit Suisse

Nel caso in cui scattasse il ritiro anticipato l’investitore si vedrà rimborsato il controvalore del certificato (100 euro) più l’ultima cedola (2,55 euro), e nessun successivo pagamento sarà erogato.

Nel caso il prodotto proseguisse per tutta la sua vita, allora vi possono essere due scenari a seconda della performance del sottostante all’ultima data di valutazione (6 novembre 2020):

A)    Se il prezzo di chiusura di Intesa Sanpaolo sarà pari o superiore al prezzo di barriera (1,5011 euro), ciascun certificato sarà rimborsato a 100 euro.

B)    Se invece il prezzo di chiusura sarà inferiore il valore di rimborso di ciascun certificato sarà pari alla performance del sottostante rispetto al prezzo di chiusura rilevato il 6 novembre 2018 (2,0015 euro), più l’ultima cedola (2,55 euro).
Facciamo un esempio numerico: ipotizziamo che il 6 novembre 2020, Intesa Sanpaolo chiuderà a 1,40105 euro, cioè il 30% al di sotto del valore di riferimento iniziale, in tal caso il certificato verrà rimborsato a 70 euro, più l’ultima cedola (2,55 euro).

Continuando a parlare di rischi, tutti i certificate sono esposti al rischio di credito dell’emittente oltre che al rischio di azzeramento del valore del sottostante, c’è il rischio di perdita dell’intero capitale investito.

Invitiamo a consultare il prospetto informati sul sito dell’emittente cliccando qui

Prima dell’adesione leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente a questo indirizzo.

Redazione Websim Journal

Leggi i Final Terms

Guarda un video esplicativo

messaggio promozionale

www.websim.it

Print Friendly, PDF & Email