Borse dell’Asia in parziale recupero, dopo il forte ribasso di Wall Street

Borse dell’Asia in parziale recupero, dopo il forte ribasso di Wall Street

L’indice CSI 3OO dei listini di Shanghai e Shenzen è sulla parità, dal -1,3% di stanotte. La Borsa del Giappone ha ridotto le perdite ma resta in ribasso: Nikkei -0,3%. Nessun recupero per l’indice Hang Seng di Hong Kong: -1,4%. In calo anche la Borsa della Corea del Sud: 0,7%.
Borse dell'Asia
Borse asiatiche oggi

Le Borse della Cina sono sulla parità dopo un avvio di seduta in ribasso. Hanno invertito la rotta stanotte, dopo la presa di posizione ufficiale delle autorità di Pechino in merito all’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping del fine settimana.

Il ministero del Commercio della Cina ha diffuso una nota nella quale afferma di aspettarsi una rapida messa in opera dell’intesa raggiunta nel corso del vertice tra i due capi di Stato.

Nella nota non c’è molto altro, ma si tratta comunque di una ratifica da parte della Cina dei termini fissati a Buenos Aires: novanta giorni di tempo per trovare una pace duratura sul commercio e sugli scambi.

Le poche righe del comunicato sono riuscite a cambiare i toni del mercato, depresso dall’avvicinarsi da un rallentamento economico che per i pessimisti sarà un ritorno alla recessione.

L’indice CSI 3OO dei listini di Shanghai e Shenzen è sulla parità, dal -1,3% di stanotte.

La Borsa del Giappone ha ridotto le perdite ma resta in ribasso: Nikkei -0,3%.

Nessun recupero per l’indice Hang Seng di Hong Kong: -1,4%. In calo anche la Borsa della Corea del Sud: 0,7%.

Ci sono buone ragioni per non essere del tutto ottimisti sul raggiungimento di un accordo definitivo tra Stati Uniti e Cina, sempre nel corso della notte, è arrivato questo tweet di Donald Trump: “Avremo o un accordo vero con la Cina o nessun accordo, e a questo punto imporremmo rilevanti tariffe contro i prodotti cinesi inviati negli Stati Uniti. Alla fine, io credo, faremo un accordo, ora o in futuro. La Cina non vuole dazi!”.

La valuta cinese torna ad indebolirsi nei confronti del dollaro, dopo due giorni di rally: cross dollaro yuan a 6,86. Si deprezza anche lo yen del Giappone e l’euro, a 1,132.

Ieri a Wall Street c’è stata la frana della azioni ed il rialzo delle obbligazioni, soprattutto quelle a breve scadenza: gli investitori si posizionano in vista della fine del ciclo espansivo. Dow Jones -3,1%, Nasdaq -3,8%.

La curva dei tassi fa paura, è sempre meno ripida, sempre più vicina all’inversione, evento che nella storia anticipa l’arrivo della recessione. Il differenziale tra i rendimenti del bond governativo a due anni e quello a dieci anni è sceso a 12 punti base, minimo da 2007.

Bob Michele, a capo dell’area reddito fisso di JP Morgan, non si aspetta un’inversione della curva nei prossimi mesi, anche perché non prevede una recessione nel 2019. Nell’intervista rilasciata ieri pomeriggio a Reuters, Michele dice di aspettarsi per il 2019 due incrementi dei tassi di interesse negli Stati Uniti, uno in meno rispetto alle attese del mercato.

Questi movimenti stanno condizionando anche il mercato europeo delle obbligazioni, il rendimento del Bund tedesco a dieci anni è a 0,26%, livello che non si vedeva da quattro mesi. Il responsabile della gestione dei bond di JP Morgan, nella stessa intervista, afferma che si arriverà nel breve periodo ad una composizione dello scontro tra Commissione Europea ed Italia, il problema sarà risolto prima che diventi serio.

Stamattina il petrolio è in ribasso dell’1,4% a 61,20 dollari il barile, dal +0,6% di ieri. L’Arabia Saudita, ha ridimensionato le aspettative di chi si aspetta dall’assemblea dell’Opec di domani un’intesa su un ampio taglio alla produzione, il ministro del petrolio Khalid al Falih ha detto che è presto per arrivare a simile conclusioni.

L’oro, arrivato ieri sui massimi da giugno, stamattina è in lieve calo a 1.235 dollari.

Oggi Wall Street è chiusa per lutto, si ricorda il quarantunesimo presidente degli Stati Uniti, George H. W. Bush.

Intanto Roma e Bruxelles continuano a parlarsi con l’obiettivo di aggiustare la manovra per evitare la procedura di infrazione. Lo spread è rimasto stabile a 285 punti base.

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