Il certificate su Banco Bpm con cedole fisse e barriera al 75%

Sette cedole da 2,5% assicurate per i prossimi sette trimestri. Scadenza nel novembre del 2020 e possibilità di ritiro anticipato con il certificate Fixed cash collect di Credit Suisse su Banco Bpm con Isin XS1520286797 …

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Un miliardo di euro di crediti in sofferenza, sono stati smaltiti internamente tra giugno e settembre dal Banco BPM [BAMI.MI], una pulizia di bilancio a basso impatto sui conti, che ha permesso alla società di spingere l’esposizione lorda agli NPL (Non Performing Loans) al 15,8%, dal 16,6% di giugno.

Lo stock di sofferenze lorde, quasi dimezzatosi in un anno e mezzo a 18,5 miliardi, dovrebbe scendere ancora, e di parecchio: entro la fine dell’anno dovrebbe essere chiusa una maxi cessione di almeno 4 miliardi di euro, ma nel caso le offerte siano adeguate, si potrebbe arrivare anche oltre otto miliardi di euro.

La decisione finale sarà presa nei prossimi giorni.

La posta in gioco, per i consiglieri d’amministrazione, è importantissima.
Da una parte c’è la necessità di salvaguardare gli attuali livelli di Common Equity Tier (11,2% a fine settembre), i quali, potrebbero essere messi a rischio, nel caso di accelerazione troppo brusca del processo di pulizia del bilancio.

Dall’altra c’è un’opportunità da cogliere: in caso di prezzi interessanti offerti dall’acquirente, cedendo otto miliardi di euro di sofferenze, la banca potrebbe spingere all’ingiù il costo del rischio, in modo da raggiungere l’anno prossimo quota 50-60 punti base, da 100 punti base di fine settembre.

La scorsa settimana, in un’intervista al Sole24Ore, l’amministratore delegato Giuseppe Castagna ha spiegato che l`eventuale deficit di capitale, generatosi con la cessione degli NPL, sarebbe compensato dalle risorse arrivate dalla vendita, totale o parziale, delle attività nel credito al consumo.
Banco BPM opera in questo ambito con Profamily, sua al 100%, e Agos Ducato, di cui ha il 39%. La prima società ha chiuso l’ultimo esercizio con 15 milioni di euro di utile, la seconda con 300 milioni di euro. Ipotizzando una cessione alle attuali valutazioni di mercato, l’impatto positivo, a livello di Common Equity Tier 1, potrebbe arrivare a 200 punti base, ovviamente, se la dismissione fosse parziale, la ricaduta positiva sarebbe inferiore, ma resterebbero nel consolidato, attività redditizie e di valore.

Nei conti del terzo trimestre di Banco BPM, non ci sono solo i passi in avanti nella pulizia di bilancio, c’è anche un buon risultato dell’attività caratteristica, quella del prestito. Il margine di interesse, rettificato dagli effetti del cambio di classificazione contabile, si è attestato a 526 milioni di euro, in rialzo dell’1,5% rispetto al secondo trimestre. Non si tratta di un risultato da poco, perché il miglioramento è stato guidato dall’aumento dei volumi degli impieghi. In un periodo di progressivo peggioramento del contesto di mercato, con allargamento dello spread ed economia italiano in rallentamento, ci si sarebbe potuti aspettare una contrazione o assenza di crescita.

Se i ricavi si manterranno su una minima traiettoria di crescita, in assenza di nuove grane per il sistema bancario italiano, Banco BPM potrebbe riuscire a raggiungere un ritorno sul patrimonio intorno a quota 6% l’anno prossimo, una redditività che le permetterebbe di portare a termini il processo di riduzione dei crediti in sofferenza sotto quota 10% del totale, senza il bisogno di chiedere risorse al mercato.
La Banca Centrale Europea potrebbe venire ancora una volta in aiuto, con una nuova immissione di liquidità a basso prezzo. A inizio mese, l’agenzia stampa tedesca MNI ha parlato dell’arrivo di un TLTRO. Mario Draghi, nella sua ultima conferenza stampa, aveva ricordato che la BCE ha a disposizione parecchie armi, per contrastare gli effetti del rallentamento economico in atto. La sostanziale tenuta, nelle ultime due settimane, del BTP a due anni, quello più usato come collaterale dalle banche, mostra che il mercato si sta preparando a questa eventualità.

In Borsa, Banco BPM è stato penalizzato dall’allargamento dello spread e dal timore di un nuovo aumento di capitale, necessario nel caso le autorità di sorveglianza dovessero pretendere una ulteriore accelerazione nel processo di smaltimento dei crediti in sofferenza. Il titolo perde da inizio anno il 30%, a 1,80 euro, dal minimo  dalla fusione Banco Popolare- Banca Popolare di Milano, toccato a fine ottobre, il recupero è stato del 20%.

Il risparmiatore italiano interessato a investire in via indiretta su Banco BPM può prendere in considerazione il Certificato Cash Collect a Premi Fissi di Credit Suisse, a codice Isin XS1520286797 [XS028679.MI]. Il premio fisso trimestrale è del 2,50%, viene pagato qualunque sia il valore del sottostante.

La scadenza è il 6 novembre del 2020. Quindi, da qui a quella data, ci sono sette appuntamenti con il premio. A partire da novembre 2019, se alla data di rilevazione il sottostante è sopra il prezzo di strike (1,747 euro), il certificate viene ritirato: insieme al premio, l’investitore viene rimborsato con 100 euro.

Nel caso non scatti mai il rimborso anticipato, alla scadenza, se il sottostante si trova sopra la barriera posta a 1,3109 (75% del valore iniziale), il certificate verrà ritirato a 100 euro. Nel caso sia sotto, si va incontro ad una decurtazione del capitale. Per esempio, ipotizzando che sia a 1,1 euro, il rimborso è 62,9 euro, maggiorato del premio fisso.
Il capitale è a rischio di azzeramento, nel caso Banco BPM dovesse andare a zero.

Prima dell’adesione leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente a questo indirizzo.

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