GENERALI – Investire nel ritorno alla normalità

L’emergenza è finita, le banche centrali si ritirano e i tassi tornano a salire. Il certificate doppia barriera DE000HV408V8, sottostante Generali, ai prezzi attuali punta ad un guadagno del 29% in 22 mesi…

Comunicazione di marketing

Benvenuta normalizzazione: un mondo sempre meno drogato dalla liquidità delle banche centrali, dove i bond tornano ad avere rendimenti reali positivi.

Negli Usa la Federal Reserve prosegue sulla linea di rialzo dei tassi mentre in Europa il quantitative easing sta per finire.

Negli ultimi anni, ogni apprezzamento dei tassi veniva interpretato come notizia fortemente negativa, perché avrebbe potenzialmente frenato la crescita.

Oggi, in un mondo normale, il rialzo dei tassi è il segno di un’economia che corre.

Sempre, in un mondo normale, il rialzo dei tassi è un’ottima notizia  per il business assicurativo, in quanto salgono i rendimenti degli investimenti.

In quest’ottica, si può prendere in considerazione il certificate doppia  barriera emesso da Unicredit, con sottostante Generali: codice Isin DE000HV408V8 [DEHV408V.MI].

Il prodotto oggi passa di mano a 98 euro e verrà ritirato a 127 euro se alla data di valutazione finale, il 17 settembre del 2020, fra poco meno di due anni, il titolo Generali si troverà sopra a 14,067 euro. Il guadagno potenziale è di 29 euro per ogni certificate, il 29% in 22 mesi, ovvero il 16,1% annuale.

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Nell’immagine, l’amministratore delegato Philippe Donnet.

Anche in caso di moderato ribasso del sottostante si guadagnerebbe. Se infatti alla data di valutazione finale Generali dovesse trovarsi tra gli 11,7225 euro e i 14,067 allora il certificate verrebbe ritirato a  109 euro con un guadagno di 11 euro per certificato pari all’11,2% in due anni e al 6% l’anno. Per toccare la barriera inferiore Generali dovrebbe perdere il 17,7% dai livelli di oggi.

Ricordiamo che la barriera è europea, dunque valida solo a scadenza.  Se durante l’arco di vita del prodotto il titolo dovesse portarsi sotto la barriera, la struttura del certificate rimarrebbe intatta, e se a scadenza Generali avesse recuperato terreno, si riceverà il bonus.

Lo scenario negativo lo avremmo se, alla data di valutazione finale, Generali si troverà sotto la barriera inferiore ovvero sotto a 11,7225, in quel caso il rimborso del certificate sarà pari alla distanza percentuale dallo strike fissato a 15,63 euro e il valore del titolo. Se, ad esempio, il prossimo 17 settembre 2020 Generali  dovesse trovarsi appena sotto ai 11,7225 euro  il certificate verrebbe ritirato a meno di 75 euro. Continuando a parlare di rischi, tutti i certificate sono esposti al rischio di credito dell’emittente o e al rischio di azzeramento del valore del sottostante, ovvero se da qui alla scadenza Generali si sarà azzerata di valore l’investitore avrà perso tutto il suo investimento.

A confermare la loro visione positiva sul gruppo sono gli azionisti storici che in questi giorni hanno continuato ad arrotondare le loro quote. La Delfin, holding che fa capo a Leonardo del Vecchio, ha acquistato 830mila azioni (lo 0,05% del capitale) tra il 12 e il 15 ottobre. Francesco Gaetano Caltagirone ha acquistato nei giorni scorsi altre 390mila azioni di Generali, la sua partecipazione è intorno al 4,2% Secondo indiscrezioni Caltagirone punterebbe a quote  tra il 5 e il 7%.

Anche il consensus Bloomberg è positivo sul titolo. Su 29 analisti censiti da Bloomberg prevale l’ottimismo: 10 consigliano di acquistare il titolo e 15 di tenerlo in portafoglio, il solo 4 di venderlo.  Il prezzo obiettivo medio è di 16,74 euro, sopra il livello iniziale e dunque maggiore anche delle due barriere. Sulle attuali stime del consenso il P/E atteso per quest’anno è fissato a 8,93 volte.

I risultati comunicati giovedì scorso sono stati misti. La compagnia assicurativa ha chiuso il terzo trimestre con 1,077 miliardi di euro di utile operativo, in miglioramento da 884 milioni di euro dello stesso periodo di un anno fa, ma sotto le stime del consensus (1,1 miliardi).
Combined ratio a 92,8%, poco peggio delle attese (92%).  Leggermente meglio del previsto due indicatori: il risultato netto, pari a 526 milioni, l’Economic  Regulatory Solvency Ratio, al 221%. Utile netto dei primi nove mesi a 1,85 miliardi.

La società presenterà il piano industriale settimana prossima il 21 novembre.

Prima dell’adesione leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente a questo indirizzo

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