BORSE GLOBALI – L’Ottobre del 2018 è il peggior mese dal 2012

BORSE GLOBALI – L’Ottobre del 2018 è il peggior mese dal 2012

Approfondiamo uno strumento che scommette sulla crescita delle borse mondiali

E’ un ‘Ottobre rosso’ quello che si sta per chiudere, rifacendosi a una locuzione spesso usata per raccontare i drammatici eventi della rivoluzione russa del 1917.

Tutte le principali borse mondiali si avviano a chiudere il mese in pesante ribasso. A Wall Street: S&P500 -6%, NASDAQ -11%. Nel Vecchio Continente si oscilla intorno al -7%. Anche in Asia, Giappone e Cina gli indici sono allineati sul -7%. Per trovare le rarissime eccezioni positive occorre allargare l’analisi ai listini minori dove spicca la Borsa brasiliana: +20% grazie al profondo mutamento del quadro politico.

Il mondo sta forse andando in recessione?

Se esiste, ed è così, una relazione tra l’andamento dell’economia globale e la reazione delle borse, viene da chiedersi se la caduta generalizzata del mese di ottobre ci sta dicendo che il mondo stia per piombare in recessione.

Non è assolutamente così. Il FMI ha aggiornato in estate le sue previsioni economiche. Il quadro che ne esce è quello di un’economia mondiale prevista in crescita al +3,9% sia nel 2018 che nel 2019, grazie al contributo decisivo degli Stati Uniti (la crescita del Pil sfiorerà il +3% nel 2018) e dei paesi emergenti (crescita media vicina al +5%). L’area messa peggio è quella del Vecchio Continente che rischia di crescere meno del 2%, ma pur sempre di crescita si parla. L’Italia è un caso a parte con una crescita prevista intorno all’1%, dovuta a spread e incertezze politiche.

Nella prima parte del 2018 la crescita globale ha tratto impulso dalle politiche monetarie accomodanti delle banche centrali e dagli stimoli fiscali negli Usa. A rallentarla, nella seconda parte, sono state le incertezze sollevate dalla svolta protezionistica di Trump.

Lo specchio della borsa.

L’indice MSCI ACWI (acronimo di All Country World Index), raggruppa un totale di oltre 2.700 azioni di società quotate su 23 mercati  sviluppati e 24 mercati emergenti appartenenti a 11 settori diversi. E’ rappresentato circa l’85% del totale di ogni mercato. Rispecchia qualcosa come 3,7 trilioni di dollari di asset. Il massimo della diversificazione borsistica.

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L’indice (ieri 478 punti) sta portando a termine il mese di ottobre con una perdita dell’8,8%. Per trovare un bilancio mensile peggiore bisogna risalire al maggio 2012 (-9,4%).

Da inizio 2018 la perdita è -6,8%, espressa in Dollari Usa, ma solo un modesto -1%, se espressa in Euro, per effetto della contemporanea forte rivalutazione del biglietto verde.

Al momento la composizione geografica dell’indice MSCI World è evidenziata dalla torta allegata. Al primo posto, era abbastanza prevedibile, ci sono gli Stati Uniti, con un peso specifico addirittura in aumento di 300 punti base rispetto a un anno fa. La sorpresa semmai arriva dalla Cina che compare oggi dietro Giappone, Gran Bretagna e Francia. Questo, è bene precisarlo, è la conseguenza di ragioni tecniche di scarsa trasparenza della borsa cinese.

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A livello settoriale, Tech (20%) e Finanziari (17%) sono i più rappresentati.

Il grado di diversificazione a livello di singole azioni è tale per cui le prime dieci azioni pesano complessivamente per poco più del 10% e sono tutte azioni a stelle e strisce.

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Il P/E medio dell’indice MSCI ACWI è intorno a 16x.
Il dividend yield medio è intorno al 2,60%.

Il quadro grafico di lungo periodo.

Il grafico sotto mette in evidenza la forza del trend rialzista di lunghissimo periodo che riflette un concetto molto semplice: il mondo sembra “condannato” a crescere. Per restare soltanto nel terzo millennio, undici dei diciassette anni già portati a termine hanno registrato un rialzo.

Attualmente è in corso un uptrend avviato nel 2009, dopo lo shock scatenato dalla crisi subprime (fallimento Lehman), che ha generato nuovi massimi storici nel maggio 2018 a 550 punti. La fase correttiva è partita proprio a ridosso della trendline evidenziata nell’immagine e ha riportato l’indice sui livelli di un anno fa.

Supporti di valenza crescente sono da ricercare in area 450/430 (downside risk -5/10%) e in area 350 (dowside risk -25%).

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Operatività. Manteniamo il giudizio positivo di lungo periodo. Comprare questo indice significa partecipare alla crescita dell’economia globale. Fasi deboli come questa si possono sfruttare al meglio per impostare acquisti. Un livello interessante è verso 450/430 punti. In caso di ripresa, l’obiettivo naturale del movimento è collocato sui massimi storici intorno a 550 punti.

Cambio di scenario ed eventuale stop loss da applicare in caso di ritorno sotto 430 punti, per reimpostare gli acquisti verso 350 punti.

Il mercato mette a disposizione strumenti in grado di riflettere l’andamento delle borse globali evitando all’investitore di concentrare il rischio sulle singole Borse o, peggio, sulle singole azioni. Tra questi:

ETF SPDR MSCI ACWI
Isin IE00B3YLTY66 [IMIE.MI]

L’obiettivo del fondo consiste nel riprodurre il rendimento azionario dei paesi sviluppati e emergenti replicando l’andamento dell’indice Msci All Country World Index espresso in dollari Usa. Questo Etf permette quindi di accedere, con cifre modeste e attraverso l’acquisto di un singolo strumento finanziario, a un portafoglio di azioni su scala mondiale. Non distribuisce dividendo. Commissioni totali annue 0,40%.

Performance da inizio 2018: -0,7%
A 1 mese: -7,3%
A 6 mesi: invariato
A 12 mesi: invariato
A 3 anni: +6,3% annualizzato
A 5 anni +10,2% annualizzato

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