SETTORE AUTO – Il peggio è alle spalle

SETTORE AUTO – Il peggio è alle spalle

comunicazione di marketing

Il certificate con Isin DE000HV40R41 con scadenza tra due mesi e mezzo rende il 9% (oltre il 36% annualizzato) se il comparto delle quattro ruote europee non cade del 10%…

Sul settore auto europeo è arrivata una raffica di cattive notizie ma il peggio è alle spalle e a questi prezzi il comparto è interessante. Gli analisti hanno previsto un calo delle immatricolazioni a settembre dopo il boom estivo, il Parlamento Ue ha rivisto le nuove norme antinquinamento mentre sullo sfondo si temeva una guerra sui dazi. Motivi validi per una correzione, ma la reazione del mercato è stata eccessiva. In 15 sedute il settore ha perso l’11,3% e da fine maggio, lascia sul terreno il 24%.   In questo scenario può essere interessante approcciarsi al comparto con un certificate, approfittando di  una protezione del 10% e di un arco temporale dell’investimento di breve periodo che limita i rischi dell’esposizione.

settore autoIl  certificate emesso da Unicredit con Isin DE000HV400G6 [DEHV400G.MI] sul settore auto europeo passa di mano a 99 euro e verrà rimborsato a 108 se da qui alla data di valutazione finale (21.12.2018) il settore non perderà un altro 10% del suo valore portandosi sotto a 428,92 punti, livello toccato nel luglio 2016 quando scoppiò il caso del dieselgate. Il rendimento in meno di tre mesi è dunque  del 9% che annualizzato è pari al 36%.

Lo scenario negativo lo avremmo se, alla data di valutazione finale, l’indice del comparto auto europeo si troverà sotto la barriera, allora il rimborso del certificate sarà pari alla distanza percentuale dell’indice dal valore iniziale fissato a 536,15 punti. Ovvero se, il prossimo 21 dicembre l’indice auto europeo dovesse trovarsi appena sotto ai 428,92 punti il certificate verrebbe ritirato a meno di 80 euro. Continuando a parlare di rischi, tutti i certificate sono esposti al rischio di credito dell’emittente o e al rischio di azzeramento del valore del sottostante, ovvero se da qui a tre mesi tutte le società del settore auto si azzerano di valore.

Ad agosto le immatricolazioni europee hanno registrato boom del 31,2%, drogato dalla necessità di svuotare i magazzini, in vista delle nuove norme antinquinamento. Ora dopo il -25% già registrato in Italia a settembre si attendono i dati di tutti i Paesi europei. Sotto le previsione di un ribilanciamento a settembre  dopo il boom di agosto i mercati hanno penalizzato il comparto. Di fatto l’andamento delle immatricolazioni dei tre mesi tende a pareggiarsi.

A preoccupare di più gli addetti ai lavori è stata la discussione al Parlamento Ue per il taglio delle emissione. In particolare settimana scorsa l’assemblea ha approvato l’obbligo, per i costruttori, di ridurre le emissioni di CO2 del proprio parco auto del 40% a partire dal 2030. La proposta della Commissione si fermava al 30%. Oltre alla soglia del 40% entro il 2030, è stato fissato anche un obiettivo intermedio del 20% entro il 2025. Questa soglia è considerata irrealistica dall’industria. La reazione del mercato è stata eccessiva infatti, difficilmente passeranno i target iniziali previsti dall’Unione. L’iter prevede che, a questo punto infatti, si aprono le trattative, la misura dovrà passare per il cosiddetto “trilogo”, un negoziato tra Parlamento e Consiglio con la mediazione della Commissione.

A opporsi alle norme  in maniera forte è soprattutto la Germania, primo produttore di auto in Europa e azionista forte della Ue. L’unico modo infatti per centrare il target è spingere moltissimo sulle auto elettriche, ma questa soluzione ha costi elevati soprattutto sul fronte delle batterie ancora oggi il vero collo di bottiglia per lo sviluppo dell’elettrico. Con queste premesse è facile pensare che passerà una soluzione molto pragmatica come è sempre avvenuto in Europa.

In vista di una trattativa è chiaro che l’Unione ha puntato alto e il mercato ha subito il colpo, mentre la regolamentazione finale sarà meno rigida  tenendo conto dell’istanze del comparto per arrivare a una soluzione molto più pragmatica.

Infine i timori sui dazi hanno penalizzato il settore senza mai che si registrasse un vero recupero. Stati Uniti e Cina sembrano aver congelato lo scontro. Secondo indiscrezioni i toni della contesa si starebbero abbassando. Il Wall Street Journal scrive che il presidente Usa, Donald Trump, potrebbe incontrare il numero uno cinese,  in occasione del prossimo summit dei Paesi membri del G20, che si terrà a Buenos Aires il 30 novembre e il 1 dicembre prossimi.

Finora lo scontro sul  tema di dazi con Messico e Canada ha dato come risultato l’effetti opposto ovvero quello di un calo delle barriere. Quindi anche questo timore potrebbe invece trasformarsi in una notizia positiva sul settore.

Prima di aderire leggere il Prospetto Informativo e le Informazioni Chiave.

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