Riaprono le Borse della Cina, e subito scendono, giù anche il petrolio

Riaprono le Borse della Cina, e subito scendono, giù anche il petrolio

Il petrolio Brent perde l’1% a 83,3 dollari il barile. L’Arabia Saudita non ha intenzione di aumentare la produzione di greggio, in risposta al rally dei prezzi delle ultime settimane, perlomeno, non c’è nulla di già deciso sul tema, lo ha detto il principe ereditario di Riad in un’intervista…

Le Borse della Cina riaprono dopo la lunga vacanza della “settimana d’oro” con un forte calo, per nulla mitigato dalla decisione della banca centrale di Pechino di liberare circa 175 miliardi di dollari di liquidità attraverso un taglio al valore della riserva minima di capitale che le banche commerciali devono detenere a fronte dei finanziamenti.

Borse dell'AsiaLa mossa espansiva, la quarta di questo tipo da inizio anno, non ha sorpreso nessuno. Era chiaro che le autorità politiche cinesi sarebbero intervenute per ridimensionare gli effetti della guerra commerciale in atto con gli Stati Uniti: la Borsa di Shanghai da inizio anno perde oltre il 15%, lo yuan il 9% su dollaro. La Banca del Popolo ha tagliato dell’1% le riserve minime, al 14,5%, dall’attuale 15,5%.

L’indice CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzen perde il 3%. Lo yuan si indebolisce a 6,89 su dollaro (-0,4%).

In Giappone i mercati finanziari sono chiusi per festività. Altrove in Asia, la Borsa di Hong Kong è in calo dello 0,8%, quella della Corea del Sud dello 0,3%, quella di Singapore dello 0,7%.

Il petrolio Brent perde l’1% a 83,3 dollari il barile. L’Arabia Saudita non ha intenzione di aumentare la produzione di greggio, in risposta al rally dei prezzi delle ultime settimane, perlomeno, non c’è nulla di già deciso sul tema, lo ha detto il principe ereditario di Riad in un’intervista nel fine settimana.

Sono inoltre circolate indiscrezioni su un negoziato riguardante l’Iran, tra gli Stati Uniti ed i paesi che non intendono continuare ad acquistare greggio iraniano.

Dalle comunicazioni sugli scambi commerciali diffuse a Washington venerdì sera, emerge che la Cina, da agosto, ha azzerato le importazioni di petrolio statunitense, una situazione che non si vedeva da due anni.

L’euro si svaluta a 1,151 su dollaro, anche per effetto della bocciatura preliminare della bozza della manovra economica da parte della Commissione Europea.

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