Borse dell’Asia in calo, Trump ne ha per tutti

Borse dell’Asia in calo, Trump ne ha per tutti

Hong Kong -0,5%, Tokyo -0,7%. L’indice Dow Jones ha perso lo 0,3%, l’S&P500 lo 0,3%…

Le Borse della Cina e del Giappone sono in calo, mentre quella della Corea del Sud ha riaperto dopo tre giorni di festività con un rialzo.

La sfuriata di ieri sera di Donald Trump contro la Cina, accusata di interferenza nelle elezioni di medio termine di novembre, fa sentire stamattina i suoi effetti. Hong Kong -0,5%, Tokyo -0,7%, Seoul +0,4%.

In più, per i mercati, c’è da assorbire gli effetti del rialzo del costo del denaro negli Stati Uniti. L’incremento di 25 punti base dei tassi di riferimento non ha stupito nessuno, ma non è piaciuto a Trump, che infatti l’ha criticato.

Le indicazioni della Federal Reserve sulle prossime mosse hanno relativamente sorpreso chi si aspettava da qui alla fine dell’anno prossimo altre quattro strette monetarie: i 18 membri del comitato ristretto che sovrintende la politica monetaria hanno segnalato che in questo momento ne prevedono tre.

Le banche, le più sensibili alla traiettoria dei tassi, hanno invertito la rotta, zavorrando Wall Street.

L’indice Dow Jones ha perso lo 0,3%, l’S&P500 lo 0,3%.

Tra le peggiori, nel paniere delle blue chip, Goldman Sachs [GS.N] -1,5%.

Se il costo del denaro sale è perché l’economia degli Stati Unti tira come non mai: la disoccupazione è bassissima, i salari crescono e la fiducia dei consumatori è sui massimi da 18 anni. La Federal Reserve ne ha preso atto, sia nel ritocco all’insù della previsione sul Pil del 2018, sia con un aggiustamento delle parole impiegate nel comunicato: è sparito, dopo anni, l’aggettivo “accomodante”,  riferito alla politica monetaria. Il termine è stato rimosso, ha spiegato il governatore Jerome Powell, non perché stia per arrivare un cambio di strategia, ma perché non c’è più bisogno, a fronte di un’economia così florida, di ribadire il concetto.

Le comunicazioni della Federal Reserve hanno ridato vigore alle obbligazioni: il rendimento del Treasury bond decennale degli Stati Uniti si è allontanato dai massimi di periodo, sui quali era arrivato a inizio settimana, stamattina tratta a 3,05%.

Il dollaro si è lievemente apprezzato, stamattina il cross euro dollaro è a 1,175.

Il petrolio Brent ha chiuso in calo dello 0,5%, ma nel corso della notte ha di nuovo imboccato la via del rialzo, stamattina sulle piazze asiatiche tratta a 82 dollari il barile, sui massimi degli ultimi quattro anni.

Le riserve di petrolio degli Stati Unti, la scorsa settimana sono salite per la prima volta dopo sei settimane, ma l’effetto depressivo sui prezzi del greggio è durato poco, in quanto il segretario all’Energia, Rick Perry, ha ridimensionato le aspettative di chi si aspetta a breve il rilascio di una parte delle riserve strategiche.

Per Piazza Affari e per il mercato finanziario italiano, oggi dovrebbe essere il giorno della verità per quanto riguarda i conti pubblici. Ieri pomeriggio Tria ha ribadito che quota 2% di deficit/Pil non sarà superata. In serata Di Maio ha detto che si arriverà a quota 2,4%.  In serata, in uscita dal vertice di governo Salvini ha assicurato: “Nessuno farà gesti eclatanti per uno zerovirgola, che è l’ultimo dei problemi”.

Print Friendly, PDF & Email