LA DORIA – L’AD FERRAIOLI: “Bene la semestrale, ora avanti con gli investimenti”

LA DORIA – L’AD FERRAIOLI: “Bene la semestrale, ora avanti con gli investimenti”

Sughi, derivati del pomodoro, legumi e succhi di frutta: La Doria è una società italiana leader del settore conserviero con prodotti private label (a marchio della grande distribuzione).

Il consiglio di amministrazione ha da poco approvato la relazione semestrale; la redditività operativa è risultata stabile, l’utile netto si è attestato a 13,1 milioni di euro, in crescita del 6,5% rispetto ai 12,3 milioni della prima metà 2017. I ricavi consolidati, invece, sono aumentati del 2,5% a 349,3 milioni (+3,7% a cambi costanti). E la posizione finanziaria netta passa da -98,1 milioni (31.12.2017) a -64,4 milioni.

LaDoria.Ferraioli.Antonio.AD.jpgLa redazione di Websim ha intervistato il presidente e amministratore delegato Antonio Ferraioli.

Come valuta i risultati ottenuti nei primi sei mesi dell’anno?

Sono numeri positivi considerato il contesto di mercato e lo scenario macroeconomico in cui sono stati realizzati: il fatturato è aumentato e la marginalità ha tenuto in linea con le previsioni della società per il primo semestre. Per quanto riguarda la seconda parte dell’esercizio, in questo momento siamo concentrati sulla campagna di trasformazione del pomodoro, ancora in corso, che si presenta difficile a causa delle sfavorevoli condizioni climatiche che hanno impattato sulle quantità e sulla qualità dei raccolti e di conseguenza sui costi di trasformazione.

La performance de La Doria è andata molto bene sui mercati internazionali, meno in Italia: come mai? 

A livello generale l’andamento dei consumi nel nostro Paese è sofferente e quindi anche il settore alimentare ne risente, mentre all’estero le nostre categorie di prodotto sono in crescita. Inoltre, in Italia, oltre ai legumi, al pomodoro e ai sughi, vendiamo i succhi di frutta, mercato che da anni vive un calo dei consumi. A ciò va ad aggiungersi l’elevata competizione nel canale discount che talvolta induce la società a rinunciare a commesse non remunerative.

A luglio avete staccato un dividendo pari a 23 centesimi per azione. Vista la crescita dei vostri risultati di bilancio, pensate di intervenire ancora su questo fronte?

Manterremo la nostra politica sui dividendi, ovvero distribuire il 30-35% del net profit della capogruppo, una politica di distribuzione che ci consente di predisporre le risorse necessarie per continuare a crescere per linee interne ed essere pronti per eventuali acquisizioni future. L’ultima è stata fatta quattro anni fa, ma siamo sempre attenti alle opportunità che il mercato può offrire. Infine abbiamo già predisposto un piano quadriennale d’investimenti molto corposo, in parte realizzato già nella prima metà del 2018.

È un piano da quasi 115 milioni, come sta procedendo?

Il Piano è volto alla razionalizzazione dei siti industriali, all’aumento della capacità produttiva principalmente nelle categorie di prodotto a più alto valore aggiunto e con tassi di crescita più elevati, a sostegno dello sviluppo commerciale atteso per i prossimi anni, all’aumento dell’efficienza industriale e logistica e alla riduzione dei costi con l’obiettivo di essere ancor più competitivi. Finora sono stati realizzati diversi investimenti per i siti italiani.  Nello stabilimento di Parma, abbiamo implementato una nuova linea di produzione di sughi pronti e ampliato il magazzino automatico. E, per fare un altro esempio, in altri siti abbiamo implementato una nuova linea per la produzione interna di scatole in banda stagnata e di pomodori in confezioni di cartone. Poi verranno realizzate una piattaforma logistica e un magazzino automatico nel Regno Unito, dove opera la nostra controllata LDH. Quest’anno stimiamo un fatturato a 689 milioni di euro, e i dati semestrali ci confortano. Prevediamo, entro il 2021, ricavi a circa 757 milioni di euro e utile netto a 43 milioni. Naturalmente il piano andrà rivisto di anno in anno perché bisogna considerare diverse variabili: innanzitutto l’andamento delle campagne agricole del pomodoro poiché la “linea rossa” vale un terzo del fatturato industriale. Ma dovranno essere valutati anche gli effetti dell’accordo per la Brexit e della guerra commerciale in corso.

Come si sta evolvendo il settore agroalimentare? 

La competizione è sempre più agguerrita. Nel mondo della grande distribuzione è in corso un processo di concentrazione con fusioni e acquisizioni in continuo aumento.  A ciò si aggiungono la creazione di centrali di acquisto e gli accordi di partnership, la rapida diffusione dei discount, tutti elementi che accrescono il potere negoziale delle catene distributive e la pressione sui fornitori. In tale scenario, La Doria punterà, oltre che sulla qualità, sui grandi volumi e sulle economie di scala, sul miglioramento dell’efficienza e la riduzione dei costi. Ma faremo altresì leva su elementi distintivi quali un sistema di corporate governance in linea con le best practice e la sostenibilità che, soprattutto in alcuni Paesi, è un tema molto importante. Nel Regno Unito, in Scandinavia e in genere nel Nord Europa sono molto sensibili sulla questione, che comunque inizia a fare presa anche in Italia.

www.websim.it
www.websimaction.it
Print Friendly, PDF & Email