Dollaro giù e Borse dell’Asia in rialzo, Trump vuole che il denaro costi poco

Dollaro giù e Borse dell’Asia in rialzo, Trump vuole che il denaro costi poco

Indice CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzen +1,9%, Hong Kong +0,5%. La Borsa del Giappone guadagna lo 0,5%. Le prese di posizione di Donald Trump contro il continuo aumento dei tassi di interesse deprime il dollaro nei confronti delle maggiori controparti. In Asia, il cross dollaro yen scende sui minimi dalla fine di giugno a 110,1.

Lo yuan cinese si apprezza per il quarto giorno consecutivo a 6,84 su dollaro.

Scende anche il cross dollaro – rupia indiana, arrivato la scorsa settimana sui massimi della storia, oltre quota 70 di cambio, stamattina siamo a 69,6.

Ieri sera, Donald Trump ha rilasciato un’intervista a Reuters nella quale si è lamentato dello scarso aiuto arrivato dalla Federal Reserve negli ultimi mesi. Venerdì scorso, in un incontro a porte chiuse con alcuni finanziatori del Partito Repubblicano, il presidente degli Stati Uniti avrebbe detto che il governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, non sta portando avanti la politica monetaria che si sarebbe aspettato. La banca centrale degli Stati Uniti, dal novembre 2016 ad oggi, ha alzato cinque volte il costo del denaro, da quando Powell ha preso il posto di Janet Yellen, un passaggio di consegne nel segno della continuità: altre due volte, da qui a fine anno, ci dovrebbero essere altri due incrementi.

Borse dell'AsiaIl dollaro che arretra favorisce il rimbalzo delle Borse, soprattutto di quelle della Cina. Indice CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzen +1,9%, Hong Kong +0,5%. La Borsa del Giappone guadagna lo 0,5%.

Piatto il mercato azionario dell’India, con l’indice BSE Sensex a 38.282 punti. Citigroup consiglia cautela sulla Borsa di Mumbai, salita da inizio anno del 18% ed immune al tema delle guerre commerciali: in un report diffuso stanotte, il broker conferma il suo target di medio periodo, a fine marzo il BSE dovrebbe essere 37,300 punti, un obiettivo che implica un calo di circa il 2,5%.

Il petrolio Brent è poco mosso a 72,2 dollari il barile, negli ultimi tre giorni ha sempre chiuso in rialzo.

L’euro si apprezza per il quarto giorno consecutivo su dollaro, a 1,152 (+0,4%).

Il BTP ieri si è rafforzato, in una giornata di forti acquisti sui bond, il rendimento è sceso al 3,0%, da 3,09% del giorno prima. Spread a 270 punti base.

L’attenzione sui conti pubblici dell’Italia, resta alta, sarà probabilmente la prossima legge di bilancio a spingere all’ingiù, o all’insù, il differenziale tra Bund e BTP.

Oggi Moody’s ha annunciato l’estensione del periodo di revisione sull’Italia a fine ottobre, dal precedente 7 settembre. L’agenzia si è presa tempo per verificare quali siano le intenzioni del governo.

Oggi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ha aperto alla possibilità di uno sforamento della soglia sul deficit del 3%, giustificata dalla tragedia di Genova e dalla necessità di far partire un grande piano di investimenti in opere pubbliche.

In questo momento, secondo un gestore del fondo Aberdeen, con lo spread a 273 punti base, il mercato sconta per il 2019 un rapporto deficit/Pil al 2%, rispetto allo 0,8% indicato nella previsione del precedente governo.

Mediamente, i grandi broker si aspettano che l’eventuale superamento del 3% spingerebbe lo spread intorno a 470 punti base, se invece si dovesse restare intorno al 3% ci sarebbe solo un modesto aumento, intorno a 300 punti base. Se invece il governo dovesse mantenersi sotto quota 2%, si potrebbe tornare intorno ai 200 punti base. Goldman Sachs ritiene che se nella legge finanziaria ci sarà spazio per le promesse elettorali, il deficit Pil salirà fino a quota 7% circa.

A Wall Street, il Nasdaq ha chiuso in rialzo dello 0,1%, l’S&P500 dello 0,2%, il Dow Jones dello 0,3%.

A Piazza Affari, Atlantia ha chiuso in calo del 4,7% a 18,43 euro. Il titolo è stato penalizzato dalle indiscrezioni sull’arrivo di un decreto di statalizzazione delle autostrade. Va detto che lo stesso Giorgetti (Lega), interrogato su questa ipotesi, si è mostrato più che dubbioso, sia sul decreto che sulla nazionalizzazione.

www.websim.it – www.websimaction.it

Print Friendly, PDF & Email