Borse dell’Asia tutte su, si placano le vendite sulle materie prime

Borse dell’Asia tutte su, si placano le vendite sulle materie prime

L’indice CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzen sale del 2%. Ieri sera invece, l’indice S&P500 di Wall Street aveva chiuso in ribasso dello 0,7%…

Borse dell’Asia, Borsa di Tokyo, Borsa di Hong Kong, petrolio, indice Bloomberg…

Cambio di intonazione in Borsa nella notte,  anche se la guerra commerciale non si placa, anche se lo yuan continua ad indebolirsi, l’indice CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzen sale del 2%. Ieri sera invece, l’indice S&P500 di Wall Street aveva chiuso in ribasso dello 0,7%.

I rapporti commerciali tra le prime due economie del mondo restano tesissimi, ma per gli investitori, in questo momento, non c’è una minaccia immediata, le nuove sanzioni non saranno operativo prima della fine di agosto, c’è quindi spazio per il negoziato e per un ammorbidimento delle norme.

La Borsa di Tokyo guadagna l’1,2%, mentre il cross dollaro yen si porta sui massimi da gennaio a 112,2. La perdita di valore dello yen dovrebbe aiutare gli esportatori, ma invece a mettersi in luce sono le società domestiche, forse perché il tema dei rapporti commerciali internazionali resta surriscaldato.

Borse dell'Asia
Borse asiatiche oggi

La Borsa di Hong Kong è in rialzo dello 0,6%. La società delle telecomunicazioni ZTE rimbalza (+22%), avendo ottenuto il permesso di comprare e vendere tecnologia statunitense. Nei listini cinesi, salgono in modo corale le società degli alimenti per l’infanzia e dei pannolini: un quotidiano cinese ha riportato che il governo sta per varare provvedimenti a sostegno della natalità.

La moneta cinese è di nuovo su una soglia critica, sfiora quota 6,70 su dollaro: siamo sui minimi dell’ultimo anno, una soglia che potrebbe spingere la banca centrale della Cina ad intervenire.

La crisi dei rapporti commerciali deprime i prezzi delle materie prime, senza grandi distinzioni tra minerali, derrate agricole e metalli. L’indice Bloomberg che raggruppa le più scambiate, ha chiuso stanotte in ribasso del 2,4%, sui minimi da inizio anno, stamattina risale (+0,8%). Il rame è sui minimi dell’anno. Del tutto spogliato dalle sue virtù di bene rifugio, l’oro ha perso ieri l’1%, arrivando sui minimi dei 12 mesi.

Fragoroso il tonfo del petrolio, -7% il Brent, la variazione giornaliera più ampia dell’ultimo anno. Nel corso della notte c’è stato un cambio di tendenza, stamattina il future del petrolio del Mare del Nord sale dell’1,5% a 74,8 dollari. Le scorte di greggio degli Stati Uniti sono scese di oltre 12 milioni di barili, la settimana scorsa, ma evidentemente questo segnale viene ritenuto di poco conto.

L’euro tratta a 1,167 su dollaro, ieri ha perso lo 0,7%.

Il vertice Nato di ieri, dominato da Donald Trump, impegnato nella sua offensiva contro la Germania e contro la riluttanza degli alleati a spendere di più per la difesa. La riunione è  terminato con una dichiarazione di 23 pagine: una panoplia delle varie minacce internazionali: dalla Russia al terrorismo, dalla proliferazione nucleare agli attacchi cibernetici. Tra le varie cose, la Nato intende creare una forza d’intervento capace di agire entro 30 giorni e composta da 30 battaglioni, 30 navi da guerra e 30 squadriglie.

Le banche italiane, tirano un sospiro di sollievo. La Vigilanza bancaria della Bce ha scelto la linea soft nel processo per la progressiva riduzione dello stock dei crediti deteriorati (Npl) delle banche europee. La Bce fisserà aspettative “specifiche per ciascuna banca per la copertura degli Npl”, che si baseranno sugli attuali livelli dei crediti in default e sui principali dati finanziari “in modo coerente” per gruppi di banche con simili caratteristiche. È quanto si legge in una nota di Francoforte. In prospettiva, ma no nell’immediato, è previsto un percorso di convergenza tra il trattamento delle consistenze dei vecchi Npl e lo stock dei nuovi crediti deteriorati.

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