La Fed alza i tassi, ora tocca alla Bce svelare le sue mosse

La Fed alza i tassi, ora tocca alla Bce svelare le sue mosse

Oggi pomeriggio in agenda la riunione della Bce

La minaccia di un rapido rialzo tassi negli Stati Uniti ha frenato ieri sera Wall Street (S&P500 -0,4%) e condiziona stamattina le Borse dell’Asia.

L’indice Nikkei di Tokyo è in calo dello 0,5%. Lo yen si apprezza leggermente su dollaro a 110,2.

Ha riaperto in flessione il mercato finanziario della Corea del Sud, ieri chiuso. Il Kospi di Seoul perde l’1,5%. In questo listino arretrano soprattutto le società delle costruzioni, salite molto in vista del summit Trump – Kim Jong un.

Scendono le Borse della Cina, anche se le autorità di Pechino hanno fatto sapere che nel 2018 l’economia cinese crescerà del 6,5%. Le stesse, hanno ridimensionato l’importanza dei dati macroeconomici diffusi stanotte: produzione industriale e vendite al dettaglio sono sotto le aspettative.

La Borsa di Hong Kong perde lo 0,6%. Indice Csi300 dei listini di Shanghaie Shenzen -0,5%.

Cross euro dollaro poco mosso a 1,180.

Il rendimento del bond decennale statunitense è salito stanotte sopra quota 3%, quando è emerso che i vertici della Federal Reserve sono diventati più convinti della necessità di alzare senza tanti indugi i tassi: nel corso della notte le vendite sul Treasury Bond si sono placate ed il rendimento è sceso. La distanza tra bond biennale e bond decennale si fa sempre più ridotta, è a 40 punti base, minimo dal 2007. Per molti economisti,  la curva è così schiacciata anticipa un peggioramento del quadro economico.

Come ampiamente previsto dal consenso, la Fed ieri sera ha alzato i tassi di interesse di un quarto di punto portandoli nel range 1,75-2% e ha segnalato due ulteriori aumenti del costo del denaro nel 2018 grazie a un’economia che cresce in maniera sostenuta, a un mercato del lavoro forte e a un’inflazione in aumento.
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Si tratta della seconda stretta dell’era Jerome Powell (nella foto) e della settima dal 2015, quando la banca centrale americana ha iniziato il ciclo di rialzi dopo la crisi finanziaria.

Previsti quattro aumenti complessivi quest’anno, uno in più di quanto gli osservatori più prudenti stimavano.

Gli investitori hanno spostato subito l’attenzione al successivo delicato appuntamento di oggi pomeriggio quando il presidente Mario Draghi potrebbe annunciare, da Riga, la tempistica per la fine del quantitative easing.

La Bce potrebbe indicare un graduale ridimensionamento degli acquisti di bond nel trimestre ottobre-dicembre dagli attuali 30 miliardi di euro mensili per poi azzerarlo da gennaio 2019. L’agenda precisa delle mosse di Draghi potrebbe però arrivare a luglio.

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