CERTIFICATE – Se lo spread si placa, il Bonus Cap su Ubi Banca rende il 13%

CERTIFICATE – Se lo spread si placa, il Bonus Cap su Ubi Banca rende il 13%

La barriera è il 17,5% più in basso, ma è attiva solo alla scadenza, il 4 novembre del 2019. Codice Isin IT0005332306. Se, come noi pensiamo, ci sarà un periodo di tregua sulle obbligazioni italiane, le banche rimbalzeranno, ma puntare sul titolo in questo momento è molto rischioso…

2,45% di rendimento, potrebbe essere un’area di assestamento per il BTP a dieci anni, anche nella parte a breve della curva dei rendimenti, le vendite dovrebbero dare tregua, almeno temporaneamente.
Se questo dovesse avvenire, le  banche italiane dovrebbero rimbalzare.

Invece di puntare su uno dei titoli del settore, chi vuole mantenersi al coperto in attesa di vedere quale sarà l’accoglienza definitiva del mercato finanziario al nuovo governo giallo verde, può prendere in considerazione il Bonus Cap Certificate su Ubi Banca [UBI.MI],  codice Isin IT0005332306 [IT533230.MI].

La barriera è posta a 3,34 euro, il 17,6% più giù del prezzo di oggi (3,72 euro). Il bonus è 110,5 euro. La scadenza è 4 novembre 2019. Il derivato emesso da Banca Imi si acquista a 92,3 euro. Se alla data di osservazione finale il sottostante è sotto o pari la barriera, l’investimento si chiude con un rendimento intorno al 13%. Al contrario, nel caso Ubi sia sotto la barriera, per esempio a 3 euro, non si incassa il premio ed il rimborso è pari a 71,7 euro.

ubibanca.pngNoi non pensiamo che tra circa un anno e mezzo Ubi Banca sia sotto la barriera. Il nostro target price è 3,90 euro, confermato dopo i  dati del primo trimestre 2018, avvenuta il 13 maggio. L’amministratore delegato Victor Massiah sta lavorando molto bene sul taglio costi, ma la struttura patrimoniale, pur in miglioramento, resta relativamente gracile: il Common Equity Tier 1 è attestato a 11,64%, circa un quanto di punto percentuale sopra le nostre attese. La redditività della banca resta tra le basse del comparto italiano: il ritorno sul patrimonio tangibile di quest’anno non arriva al 4%, meno della metà della mediana delle banche quotate a Piazza Affari.
Ubi Banca non ha grandi spazi di apprezzamento, ma non pensiamo che sarà sotto la barriera nel novembre dell’anno prossimo, per cui, invece di investire sul titolo quotato a Piazza Affari , alla mercé dei capricci della politica italiana, il certificate potrebbe essere una scelta equilibrata.

Ci aspettiamo una tregua sui bond italiani. I soggetti che usano le obbligazioni di breve periodo come collaterale, a fronte di finanziamenti all’ingrosso, dovrebbero aver finito di vendere, almeno per il momento.
Il balzo del rendimento dei BOT a sei mesi, arrivato nel giro di pochi giorni sui massimi degli ultimi 14 mesi a -0,33%, potrebbe essere stato provocato dalla decisione dei “collateral managers” di sostituire i Bot con i Bubills, le obbligazioni di brevissimo periodo della Germania, le quali rendono parecchio meno, ma in questo momento non danno problemi di volatilità.
Non si è quindi trattato di una fuga dall’Italia su larga scala, ma solo di un riposizionamento tattico da parte di soggetti tutto sommato marginali.

Le vendite potrebbero essere finite, in quanto il differenziale tra il rendimento dei Bot a sei mesi ed il tasso overnight index swap (OIS), ovvero, lo strumento che sintetizza la media dei tassi overnight attesa sulla scadenza sei mesi, è tornato su livelli che non si vedevano da inizio 2017, nei mesi precedenti le elezioni francesi.
Nella prima parte dell’anno scorso, il mercato temeva una vittoria delle forze antisistema in Francia, per cui tendeva ad usare come collaterale i Bubills tedeschi.
Con la vittoria di Macron, il ritorno della propensione al rischio, ha riportato in auge i BOT, infatti, il loro rendimento è sceso, restando fino a poche settimane fa sotto il livello dell’OIS di riferimento. L’arrivo del governo giallo verde in Italia, con tutto quanto ne consegue in termini di tenuta dei conti pubblici, ha provocato un dietro front, per cui ora il rendimento del BOT è di nuovo sopra quello dell’OIS.

In più ci potrebbero essere in arrivo gli acquisti di chi vuole approfittare delle condizioni favorevoli venutesi a creare, ovvero, l’allargamento del differenziale tra il tasso dell’obbligazione ed il costo del finanziamento dello stesso.

Potrebbe trattarsi solo di una tregua, in attesa di una ripartenza della campagna elettorale in Italia a metà giugno, ma se le acque si calmeranno, saranno le banche ad approfittare di più del periodo di relativa tranquillità.

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