CERTIFICATE – Il Worst of di Unicredit, protegge dall’inflazione e rende il 20%

E’ stato il risveglio dell’inflazione ad interrompere bruscamente qualche settimana fa la monotona sequenza di rialzi dei mercati, molto probabile che anche nel corso dell’anno le obbligazioni abbiano una grande influenza sulle azioni.  Se in Europa il Bund dovesse avvicinarsi a quota 1% di rendimento, se in America il Treasury Bill a dieci anni dovesse oltrepassare il 3%, il rally delle Borse potrebbe indebolirsi.

Ma il momento per ritirarsi dall’investimento azionario non è ancora arrivato, perché la spinta economica è molto forte e sincronizzata, i segnali di ripartenza dei prezzi al consumo per ora si sono visti solo negli Stati Uniti, e le banche centrali si stanno ritirando dalla scena in modo più che graduale.

inflazione.jpgE’ opportuno quindi restare in Borsa, andando alla ricerca delle buone occasioni ancora presenti, ma è altrettanto sensato aumentare la protezione, per esempio con un certificate. Chi vuole puntare ad un importante ritorno, non si vuole impegnare sulle lunghe scadenze ed ha aspettative neutre o positive su Piazza Affari, trova una via relativamente riparata nel Bonus Cap Worst of a codice Isin DE000HV40AU0[DEHV40AU.MI]. I sottostanti sono Fiat Chrysler [FCHA.MI], Eni [ENI.MI] e Stm [STM.MI], tre grandi nomi di Piazza Affari. Il derivato emesso da Unicredit si acquista oggi a 112,3 euro, la scadenza è 14 dicembre 2018. Il bonus è 131,5 euro. Al momento dell’emissione, la barriera, sempre attiva, copre fino ad un ribasso del 30%.

Nelle ultime settimane, sono stati in molti a parlare della minaccia bond, tra questi Minack adivisor, società di consulenza finanziaria fondata e guidata da Gerard Minack, ex strategist di Morgan Stanley.
Nella newsletter di metà marzo, si legge che l’aumento dell’inflazione potrebbe provocare un’inversione della correlazione tra obbligazioni ed azioni. Il capovolgimento fa sì che la discesa dei prezzi dei bond, ovvero, la salita dei rendimenti, sia associata ad un declino delle azioni. Questo avviene quando in una fase espansiva dell’economia, quale è quella attuale, un miglioramento dello scenario macroeconomico, porta sia ad un incremento delle aspettative di utile per azione, sia ad un aumento dei rendimenti. I tassi di interesse più alti, deprimono le valutazioni, quindi spingono all’ingiù le quotazioni.
Detto in un altro modo, potremmo ritrovarci, nel corso del 2018, in una situazione semi paradossale, quella delle buone notizie per le società, che diventano cattive notizie per le azioni delle società. Fino a oggi questo non è avvenuto, in quanto il mercato ha mostrato di essere molto più interessato alla continua crescita degli utili, ma non è detto che ad un certo punto, magari perché l’inflazione comincia a far sentire i suoi effetti, si comincia a prendere coscienza di quanto alte sono le valutazioni.

Quindi, occhio all’inflazione ed ai tassi di interesse, perché se nei prossimi mesi le paghe orarie negli Stati Uniti dovessero accelerare bruscamente, con conseguente caduta dei bond a lunga scandenza, il 2018, per le Borse, potrebbe essere un anno difficile. Al contrario, se l’incremento di febbraio non venisse confermato, il Treasury Bill potrebbe tornare a veleggiare intorno ai 2,50%, con sollievo per i mercati azionari.

In questo scenario, il derivato a codice Isin DE000HV40AU0, permette di stare relativamente tranquilli anche in caso di forte risalita dei tassi d’interesse. Eni, il sottostante più vicino alla barriera, ai prezzi attuali, dista il 29%. FCA e StM distano il 40% ed il 37%. Se da qui alla scadenza i tre sottostanti non avranno mai toccato la barriera, il certificate genera un guadagno del 17,1% in circa 10 mesi, oltre il 20% di rendimento.

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