CERTIFICATE – Il cash collect sulla trasformazione di Unicredit

CERTIFICATE – Il cash collect sulla trasformazione di Unicredit

Nel 2017 Unicredit ha recuperato circa un quinto dell’ampia perdita registrata nel 2016: l’anno scorso il titolo si è quasi dimezzato, anche per effetto del colossale aumento di capitale da 13 miliardi di euro resosi necessario rendere il gruppo solido anche sul fronte patrimoniale.

unicredit1.pngGrazie al buon esito dell’aumento, alle cessioni di attività all’estero, all’espulsione di 17,7 miliardi di euro di crediti in sofferenza, oggi la banca è fuori dalla fase di emergenza. Il nuovo corso, presentato questo mese dall’amministratore delegato Jean Pierre Mustier, prevede una maggiore attenzione ai soci,  trascurati per anni da una dirigenza impegnata a fronteggiare le numerose tempeste regolamentari abbattutesi sul sistema bancario italiano.

Il piano di trasformazione al 2019 non ha del tutto convinto la Borsa, dal giorno dell’annuncio il titolo ha perso il 6%, contro il -0,2% dell’indice Stoxx delle banche della zona euro. Ma va detto che non si tratta di una sfiducia riservata a Unicredit, le principali banche italiane, nell’ultima settimana, hanno accumulato perdite tra il 4% ed il 6%. Con l’approssimarsi delle elezioni politiche, i timori sulla tenuta del quadro politico italiano hanno penalizzato soprattutto gli istituti di credito. In più, Mustier è stato molto prudente nel fissare gli obiettivi, i quali prevedono il peggio del trattamento da parte del regolatore.

Ma un’analisi attenta dei fondamentali mostra che Unicredit si è attrezzata per adeguarsi alle richieste in arrivo dalle autorità di sorveglianza. La banca è sufficientemente solida per reggere già ora l’urto derivante dalle nuove norme sulla contabilizzazione dei crediti, un impatto negativo di 90 punti base a livello di Common Equity Tier 1. Ma a partire dal 2019 c’è da mettere in conto una nuova mazzata, i nuovi modelli contabili costeranno complessivamente, nel giro di cinque anni, 240 punti base di CET1. Taglio costi ed incremento delle commissioni porteranno velocemente ad un miglioramento della redditività, gli investimenti nella rete informatica dovrebbero permettere alla banca di aumentare il vantaggio competitivo.

Date tutte queste considerazioni, chi non se la sente di puntare direttamente sul titolo perché teme nei prossimi mesi le turbolenze provocate dalla campagna elettorale, può scegliere un certificate in grado di proteggere parzialmente dal ribasso. Tra le alternative presenti sul mercato, uno degli ultimi arrivati è il Cash Collect a codice Isin IT0005317505 [IT531750.MI]. Lo strike, o valore iniziale, corrisponde a 17,41 euro, la barriera è a 13,92 (-15% dai prezzi attuali). Il premio mensile, incondizionato per i primi tre mesi, è 0,66 euro. La scadenza è 12 dicembre 2018.  Se tutto fila per il verso giusto, ovvero se tutti i mesi il premio viene incassato e se alla scadenza il sottostante è sopra o pari la barriera,  il certificate che oggi si compra a 96,15 euro verrà ritirato a 100 euro, tra capital gain e cedole, l’investimento si chiude con un rendimento di quasi il 12%.

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