CERTIFICATE – Il Bonus Cap che mette d’accordo tutte le analisi

Negli ultimi 12 mesi Mediobanca ha guadagnato oltre il 40%, una corsa che l’ha portata a 8,90 euro, a ridosso di importantissime soglie grafiche: quota 9,0 – 9,5 euro, potrebbe essere per qualche tempo un ostacolo difficilissimo da superare. L’analisi tecnica in questo momento propende per una correzione verso quota 7,5 – 7,0 euro.

17medio.png  Ma i fondamentali della società guidata dall’amministratore delegato Alberto Nagel sono eccellenti, indicano che il rialzo potrebbe proseguire. All’indomani della presentazione dei dati del trimestre, diffusi il 3 agosto, Equita, Morgan Stanley e Kepler Cheuvreux hanno rivisto al rialzo le stime. Oggi il target price medio espresso dal consensus è 9,7 euro, il 9% sopra i valori attuali di Borsa. Equita ha portato il target a 9,90 da 9,70 euro. Morgan Stanley a 10,70 da 10,50 euro, Kepler Cheuvreux a 9,0 da 8,80 euro.

Riepilogando, su Mediobanca, dall’analisi tecnica arriva un invito a puntare al ribasso, o comunque a non investire, dall’analisi fondamentale invece giunge un consiglio opposto.

A metà strada tra questi due estremi si trova il Bonus Cap a codice Isin IT0005257412, [IT525741.MI], una via alternativa all’acquisto del titolo, uno strumento in grado di generare un buon rendimento, a fronte di una robusta protezione.
 
Caratteristiche.
Valore di riferimento iniziale: 8,475 euro.
Barriera: 6,356 euro. Distante il 27,6% dai prezzi attuali.
Scadenza: 30.11.2018.
Bonus: 112,30%

Oggi il derivato emesso da Banca Imi il primo giugno si acquista a 103,6 euro. Se alla scadenza, Mediobanca sarà sopra o pari alla barriera, si ottiene un rimborso di 112,3 euro. L’investimento si chiude con un guadagno dell’8,4%. All’opposto, se il sottostante dovesse essere sotto la barriera, per esempio a 6,2 euro, si va incontro ad una decurtazione del capitale investito: si riceve un rimborso di 73,2 euro.

Non ci aspettiamo che alla fine di novembre dell’anno prossimo, Mediobanca sia così in basso da essere sotto la barriera, il nostro target price di analisi fondamentale è ben sopra, è a 10,40 euro. Ma anche il quadro grafico ci porta ad escludere una simile discesa: vediamo intorno a quota 7,5 euro un pavimento molto solido, in grado di frenare una eventuale caduta.

I dati dell’esercizio 2016/2017 chiuso in giugno, hanno ulteriormente rafforzato le nostre convinzioni. Mediobanca spicca tra gli istituti di credito italiani, in termini di coefficienti patrimoniali, di indicatori di efficienza, di qualità dell’attivo. Il costo del rischio è sceso a 73 punti base (0,73 euro accantonati ogni 100 euro prestati), da 115 punti base di un anno fa. Solo per effetto dei proventi generati dall’attività industriale primaria, il Common Equity Tier 1 è tornato sopra i livelli precedenti la crisi del debito della zona euro: a fine giugno è salito a 13,5%, 10 punti base in più rispetto a marzo, nonostante l’acquisizione di Banca Esperia, una inclusione nel perimetro che vale 20 punti base in meno. Mediobanca è una delle pochissime banche italiane a non essere stata costretta negli ultimi vent’anni a lanciare un aumento di capitale.
Nel corso della presentazione dei conti, Nagel ha affermato che l’anno in corso sarà ancora buono, proprio per questa ragione, la frazione di utile da destinare al dividendo è aumentato al 43% dal precedente 38%.
Il Common Equity Tier 1 dovrebbe crescere ulteriormente per effetto dell’introduzione di un nuovo criterio di contabilizzazione dei crediti, noi ce lo aspettiamo alla fine dell’anno prossimo oltre quota 14%, su livelli di eccellenza che hanno pochi riscontri in Europa.
L’anno 2017/2018 dovrebbe chiudersi con un incremento degli introiti totali del 5% a 2,31 miliardi di euro, il risultato netto depurato dalle voci straordinarie dovrebbe aumentare a 720 milioni di euro, da 673 milioni di euro di quest’anno.
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