CERTIFICATE – Il Bonus Cap su Volkswagen è tutta sostanza

di Redazione Websim
Lo avevamo già segnalato due mesi fa, oggi torniamo a parlare di questo prodotto di Banca Imi perché le condizioni di mercato lo rendono ancora più conveniente. Dopo la discesa in Borsa della Casa tedesca, il rendimento potenziale sale al 10,8% in 15 mesi, la distanza dalla barriera si è ridotta al 20%…
Volkswagen è un caso manifesto di fragilità percepita e  solidità reale. I media raffigurano da mesi il colosso tedesco dell’auto come una società assediata,  minacciata da nuove maxi sanzioni, altre grane legali e inasprimenti regolamentari. Anche se i dati dell’ultimo  trimestre hanno mostrano tutt’altro, anche se gli effetti delle emissioni truccate sono già stati smaltiti, con l’esborso di oltre 14 miliardi di euro,  è il gazzettino delle cattive notizie a prevalere.

Da inizio anno le azioni Volkswagen privilegio [VOWG_p.DE]  quotate a Francoforte, la categoria di azioni di gran lunga più diffuso e scambiata,  perdono il 3%, in linea con -1% dell’indice Stoxx delle società europee dell’automotive, contro il +6% dell’indice Dax. Oggi il titolo tratta a 128 euro.

Va detto che le altre grandi Case tedesche dell’auto stanno andando anche peggio: Bmw perde da inizio anno il 9% e Daimler il 15%. Nel settore Volkswagen.logo.con.Porsche.jpgeuropeo dell’auto il rialzo più forte da inizio anno è quello di Ferrari, un mirabolante +75% che ha portato il costruttore di auto sportive a valutazioni stellari, un volo ad altezze siderali che sfugge alle leggi del conto economico. Ferrari sembra essere un caso opposto a quello di Volkswagen: l’eccellenza industriale della Casa del Cavallino rampante non si discute, ma l’eccellenza percepita, soprattutto da chi idolatra i bolidi rossi, supera l’eccellenza reale.

In questo quadro, di percezioni che prevalgono sulle osservazioni obiettive, consigliamo di puntare su un certificate Bonus Cap che ha come sottostante Volkswagen: si tratta di una via protetta per investire sulla solidità del gruppo tedesco, in questo momento scarsamente considerato dal mercato. Il codice Isin è  IT0005257438 [IT525743.MI], l’emittente Banca Imi,  la scadenza il 30 novembre 2018.
Lo avevamo già segnalato a giugno. quando rendeva il 9%, lo riproponiamo in quanto ci sembra un’opportunità ancora più interessante.

Caratteristiche.
Valore di riferimento iniziale: 135,75 euro.
Barriera: solo a scadenza a 101,8125 euro, distante il 20% dai valori attuali.
Bonus: 108,1 euro.
Data osservazione: 28 novembre 2018.
Prezzo: 97,55 euro.

Se alla data di osservazione il sottostante sarà pari o sopra la barriera, l’incasso del bonus  genererà per chi compra oggi  un guadagno del 10,8% in 15 mesi e mezzo (pari a un rendimento annuale dell’8,3%).

Se alla scadenza l’azione Volkswagen sarà sotto la barriera, il rimborso sarà in funzione del prezzo del sottostante: con Volkswagen a 100 euro si riceveranno 73,7 euro.
Sottolineiamo che la barriera è solo a scadenza, per cui durante la vita del prodotto la quotazione del sottostante potrà scendere sotto la soglia fatidica senza conseguenze negative, basta che il giorno 28 novembre 2018 il prezzo sia sopra 101,8125 euro.

Non pensiamo che tra 15 mesi Volkswagen sia sotto la barriera, noi abbiamo come target price 205 euro, con raccomandazione MOLTO INTERESSANTE. La pensano come noi 19 analisti, mentre quelli che consigliano di vendere sono solo quattro su un totale di 32 esperti che seguono il titolo. Nessuno degli analisti ha un target price sotto la barriera, il più pessimista di tutti, Alexande Haissl di Berenberg, ha come prezzo obiettivo 105 euro.

Le ultime comunicazioni sul secondo trimestre 2017, arrivate alla fine di luglio, mostrano che tutte le aree del business, anche le più massacrate dallo scandalo “Dieselgate”, generano utili.

Il marchio Volkswagen, il più grande, ha registrato un calo dei ricavi del 25% a 20,81 miliardi, meglio dei 20,5 miliardi stimati dal consensus degli analisti. L’utile operativo del marchio si è attestato a 907 milioni di euro, pari a un margine del  4,4%. Fenomenale il risultato di Porsche, con ricavi saliti del 4,6% a 5,80 miliardi di euro, meglio delle stime del consensus, utile operativo a 1,12 miliardi di euro, un livello di redditività che si avvicina a quello di Ferrari.

Il risultato consolidato del gruppo, a livello di margine operativo è stato del 7,7% nel primo semestre, ben sopra l’obiettivo per il 2017 fissato dal piano industriale (poco sotto il 7%).

Il top management, come al solito iper prudente, ha alzato le stime sui ricavi ma non ha modificato quelle sui margini, una prudenza che i sospettosi hanno attribuito alla minaccia di qualche grana supplementare nella seconda parte dell’anno.

Anche se non ci sono pericoli imminenti, l’ostilità delle autorità politiche al diesel nel lungo periodo potrebbe diventare un problema: oggi in Europa sono in circolazione circa 40 milioni di auto alimentate a gasolio.  Ma gli accusati hanno già pronte le contromisure, le Case auto tedesche si sono offerte di installare a proprie spese un dispositivo che taglia di un quarto le emissioni di ossidi di azoto dei motori più vecchi. BMW si è anche detta pronta a ricomprare i veicoli più vecchi, pagandoli fino ad un massimo di 2.000 euro. Una massiccia campagna di richiami e di riacquisti potrebbe valere, come minimo, poche centinaia di milioni di euro di costi, mentre all’estremo, si potrebbe arrivare ad una spesa molto più salata, ma i benefici sarebbero molto più rilevanti, in quanto cadrebbe la minaccia di divieto di ingresso dei veicoli diesel nelle città.

 
 
 
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